ABBIAMO OSPITI – CURIOSITA’: Gli Stradivari e le variazioni climatiche

Quando la realtà dei fenomeni fisici diventa quasi poetica…

Accade spesso di recarsi ai concerti d’archi e udire violinisti che suonano, per esempio, violini “Stradivari Marechal Berthier ex Napoleone, Cremona 1716”, oppure “ Pietro Rogeri ex Crepax, Brescia 1717”, o anche “Carlo Landolfi, Milano 1751”, eccetera. E’ noto che gli strumenti prodotti dai famosi fabbricanti quali Amati, Stradivari, Guarneri, Guadagnini, fra il 17° secolo e gli inizi del 18°, possiedono qualità tonali superiori rispetto a quelli attuali. Molte ipotesi sono state avanzate per spiegare questa peculiarità, ma tutte sono risultate insufficienti. Quella più attendibile fa riferimento a una particolare situazione climatica verificatasi fra il 1645 e il 1715, altrimenti nota come il “Minimo di Maunder (Maunder Minimum)” (Edward Walter Maunder, astronomo, 1851 –1928). Per lungo tempo, gli esperti, hanno dibattuto se il segreto armonico dei suddetti strumenti fosse contenuto nelle vernici speciali o nel trattamento del legno; successivamente tali proprietà sono state attribuite a periodi estesi di lunghi inverni ed estati fredde, grazie  alla dendrocronologia, termine derivato dal greco ”dendron”(albero), “cronos”(tempo) e “logos”(discorso), indicante la scienza che si prefigge la ricostruzione delle caratteristiche del tempo attraverso lo studio degli alberi. Tale disciplina si basa sul conteggio e sull’analisi della crescita annuale dei tronchi d’albero, tenendo conto del fatto per cui una determinata specie, in una certa area geografica, è soggetta a una costante crescita degli anelli, i cui spessori cambiano in relazione all’alternarsi delle stagioni e, in particolare, agli eventi climatici che possono verificarsi all’interno delle stagioni stesse e nel luogo ove dimora l’albero. Durante il Minimo di Maunder l’attività solare diminuì e il numero di macchie solari si ridusse grandemente. Studi recenti, evidenziano che durante questo periodo il Sole si espanse e, nel contempo, rallentò la sua rotazione. Si ritiene che un Sole più grande e in lenta rotazione sia anche un Sole più freddo, il quale, di conseguenza, fornisce meno calore al nostro Pianeta.

L’astronomo visse e operò più tardi, ma studiando le cronache dell’epoca, notò che per trenta anni nell’arco del succitato periodo, il numero di macchie solari giunse a 50, invece delle normali 40000 / 50000. Il Maunder Minimum, che ebbe un inizio brusco e subitaneo, coincise con il periodo 1645 – 1715 (70 anni), intervallo più freddo della cosiddetta “Piccola Età Glaciale” (Little Ice Age – LIA), intervallo di tempo compreso fra la metà del 1400 e la metà del 1800, durante il quale in Europa e nell’emisfero settentrionale si registrò un brusco abbassamento delle temperature, con lunghi inverni molto freddi ed estati, anch’esse, fredde.

Pieter Bruegel il Vecchio - “Jäger im Schnee” (Cacciatori nella neve), (1565) – Vienna, Kunsthistorisches Museum.

La Piccola Età Glaciale è visibile nelle opere d’arte dell’epoca; per esempio i laghi ghiacciati che dominano molti paesaggi del pittore fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio, vissuto tra il 1525 e il 1569, fra i quali “Jäger im Schnee” (1565), conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Durante la LIA anche la Corrente del Golfo deviò il suo corso, curvando verso levante a una latitudine molto più bassa e, quindi, privando di calore tutta l’Europa centro settentrionale. Questo periodo fu preceduto da un lungo periodo di temperature relativamente elevate, denominato “Periodo caldo medievale”. Durante la LIA, nel territorio che comprende cinque Paesi, dalla Francia occidentale alla Germania meridionale e all’arco alpino e fra il 1625 e il 1720, il larice, il pino e l’abete accusarono una lenta crescita, caratterizzata da una maggiore densità del legno ed evidenziata da anelli arborei più stretti e compatti: il legno che ne derivò, a causa della sua compattezza e della densità non comune, utilizzato da Stradivari e da altri fabbricanti di strumenti italiani, come quelli sopra citati, possedeva qualità e proprietà acustiche davvero speciali. I fabbricanti di violini sanno benissimo che la qualità del legno fa la differenza nella bontà dello strumento: ad esempio, l’acero è preferito per il dorso, le costole e il collo, mentre l’abete per il “top”. Questi generi possiedono proprietà meccaniche ed acustiche superiori, come la più bassa perdita di energia attraverso l’attrito interno, rispetto ad altri legni. Ad esempio, le cellule dell’abete sono leggere e fisiologicamente semplici, incavate e rigide: qualità essenziali per elevate proprietà acustiche. Stradivari e altri famosi fabbricanti possedevano laboratori vicini tra loro, a Cremona, e usarono, quale sorgente di legno d’abete, quello proveniente dalle vicine foreste delle Alpi meridionali. Uno di questi luoghi fu la nota “Foresta dei violini” nel Parco Naturale Paneveggio, situato nella parte orientale del Trentino.

La cronologia della crescita degli anelli arborei sviluppata da 16 specie in cinque Paesi dell’Europa centrale. La linea in grassetto mostra la media un decennale che accentua le tendenze nelle basse frequenze. Il Maunder Minimum è indicato nell’area annerita fra gli anni (circa) 1620 - 1715

La combinazione unica fra le proprietà del legno, le caratteristiche ambientali e l’oscillazione climatica multi – decadale, influendo sulla crescita arborea, hanno contribuito a produrre le eccezionali qualità acustiche degli strumenti musicali costruiti da Stradivari. Lunghi e freddi inverni ed estati fresche, producono legno che ha lenta crescita e proprietà acustiche ottimali: i fabbricanti cremonesi utilizzarono l’unico legno per loro disponibile: quello, appunto, proveniente dal periodo del Maunder Minimum. La singolare combinazione fra elevazione, topografia, scarse proprietà, nutrienti del suolo e il deterioramento relativamente temporaneo e unico del clima, verificatasi durante il Maunder Minimum, ha fatto sì che i fabbricanti del tempo potessero produrre strumenti dei quali possiamo ancora oggi godere il suono straordinario.

Articolo di Gian Carlo Ruggeri – Autore ospite de La Lampadina

6 commenti per “ABBIAMO OSPITI – CURIOSITA’: Gli Stradivari e le variazioni climatiche

  1. Anna Curti
    27 Giugno 2012 at 20:18

    Molto interessante! Scoprire che i cambiamenti possono portano a delle ” combinazioni” che ci danno importanti e piacevoli nuove funzionalità .

    • Gian Carlo Ruggeri
      30 Giugno 2012 at 20:05

      Grazie.

      Senza dubbio i cambiamenti del clima, fra i tanti guasti che apportano e apporteranno al Pianeta, produrranno, per esempio, un ampliamento delle aree coltivabili a latitudini che, fino a oggi, avevano avuto climi troppo rigidi, oppure un aumento, in qualche caso, dell’estensione di alcune specie vegetali. Però, a conti fatti, i danni saranno maggiori dei benefici: di questo si dovra’ necessariamente prendere coscienza.
      Gian Carlo Ruggeri

  2. Stefano Pignatelli
    27 Giugno 2012 at 17:34

    Affascinante teoria e articolo molto interessante.

    Chissà se i grandi liutai dell’epoca si erano accorti del particolare pregio di questi legni o se è stata una mera casualità il fatto di poter produrre i loro strumenti durante questa Piccola Era Glaciale !

    • Gian Carlo Ruggeri
      30 Giugno 2012 at 20:07

      Grazie.

      Senza dubbio i cambiamenti del clima, fra i tanti guasti che apportano e apporteranno al Pianeta, produrranno, per esempio, un ampliamento delle aree coltivabili a latitudini che, fino a oggi, avevano avuto climi troppo rigidi, oppure un aumento, in qualche caso, dell’estensione di alcune specie vegetali. Però, a conti fatti, i danni saranno maggiori dei benefici: di questo si dovrà necessariamente prendere coscienza.
      Gian Carlo Ruggeri

  3. Stefano Gentile
    26 Giugno 2012 at 19:55

    Gian Carlo….sei un mostro ! Stefano

    • Gian Carlo Ruggeri
      30 Giugno 2012 at 19:55

      Grazie. Non ritengo che i liutai dell’epoca abbiano avuto contezza dell’influenza che il clima ha avuto sui vari tipi di legno da loro usati; probabilmente ne avranno apprezzato le peculiari qualità meccaniche in base alla loro esperienza.In Italia, i primi approfonditi studi scientifici sulla Meteorologia e sulla Climatologia sono iniziati con il gesuita Padre Angelo Secchi (1818 – 1878), ma le indagini sulle influenze del clima sulle specie viventi sono iniziati molto più tardi.
      Gian Carlo Ruggeri

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