CULTURA – Grandi donne della Storia: Carlotta Corday

Articolo di Beppe Zezza

Trovandomi io in Francia mi viene fatto di pensare a personaggi di questo Paese. In un precedente articolo ho scritto di Eleonora d’Aquitania, moglie successivamente del Re di Francia e del Re di Inghilterra, all’origine di lunghi anni di guerra tra i due paesi, ignota ai più, forse perfino alla grande maggioranza dei francesi non provenienti dalla regione Aquitania.
Oggi parlerò invece di una donna che è passata alla storia per un solo gesto, clamoroso, che le ha conferito l’aura di una eroina biblica e che la ha fatta ricordare in tutti i manuali scolastici di storia, (è una delle mie reminiscenze scolastiche dopo quasi settant’anni!) ma che storicamente non ha avuto grandi conseguenze: Carlotta Corday.
Chi era questa Carlotta Corday?
Marianne-Charlotte Corday d’Armont, questo il suo nome completo è nata nel 1768, nella fattoria di Ronceray.
La famiglia, di piccola ma antica nobiltà, che aveva annoverato anche il celebre commediografo Corneille, come gran parte delle piccole famiglie nobili, non godeva di grandi mezzi economici anzi poteva essere definita “povera”.
A quel tempo c’era tutta una categoria di piccoli nobili, proprietari terrieri, la “noblesse desargentée”, i quali godevano di “privilegi signorili” di origine feudale, progressivamente erosi nel corso dei secoli, ma che in quanto nobili non potevano esercitare tutta una serie di mestieri tra i quali il lavoro della terra e il commercio. In compenso potevano fare la carriera militare dato che gli ufficiali dell’esercito dovevano essere nobili.

Carlotta, alla morte della madre, a 13 anni, entrò nell’abbazia reale di Caen in Normandia, dove venivano accolte giovinette nobili non abbienti, ma ne dovette uscire nel 1790 a seguito della soppressione dei monasteri sancita da uno dei primi atti della Assemblea Costituente del Regno di Francia. (La Repubblica francese è istituita nel 1792). Carlotta viene ospitata da una vecchia zia e si immerge nella lettura dei classici, ma anche di Rousseau e di Voltaire e si appassiona al tema della libertà.
Negli sconvolgimenti del tempo, la famiglia Corday ha propensioni “royalistes”: i due fratelli emigrano e si arruolano nell’esercito del principe di Condè che vuole restaurare la monarchia. Carlotta, invece, nutre idee più vicine a quelle della Rivoluzione ma rimane sconvolta dalla piega sanguinaria che questa aveva imboccato con l’esecuzione di Luigi XVI e con la violenta repressione di tutti gli oppositori, veri o presunti. Anche il suo parroco accusato di non avere voluto giurare fedeltà allo Stato viene ghigliottinato.
Politicamente prossima alla fazione dei “girondini” – la quale mentre nella primitiva Assemblea Costituente si trovava a costituire la “sinistra”, nella Convenzione – succeduta alla Costituente – rappresentava la “destra moderata” – si era convinta che la causa principale del disordine nel quale si trovava il Paese fosse da attribuire alla persona di Jean-Paul Marat.
Questi, di ascendenze italiane – il padre era sardo – aveva avuto un passato di scienziato ma con lo scoppio della rivoluzione si era dedicato alla lotta politica che esercitava attraverso la pubblicazione di un giornale “L’Ami du peuple” caratterizzato dalla violenza dei suoi attacchi contro i “nemici della Rivoluzione”. Grande demagogo sapendo interpretare ed esprimere le passioni popolari, era riuscito a diventare il capo della fazione dei giacobini, l’anima della rivoluzione.
Carlotta, da sola, parte da Caen, con uno stratagemma riesce a farsi ricevere da Marat – sostiene di disporre di una lista di “nemici del popolo” da eliminare – e lo uccide pugnalandolo nella vasca da bagno dove questi seguiva un trattamento della malattia della pelle di cui era afflitto. Non tenta di fuggire ma si lascia arrestare, processare, condannare e ghigliottinare.
Tra l’assassinio e l’esecuzione passano ben…quattro giorni. Così andavano le cose a quei tempi.
Quale fu l’effetto di questo assassinio? Quello di far rappresentare Carlotta in numerosi dipinti – famoso quello di David – di farla oggetto di un vibrante poema di Andrea Chenier e di farla ricordare nei secoli come un’eroina della libertà, ma politicamente non servì a nulla: le cose seguirono il loro corso, il potere fu preso da Robespierre, il regime del Terrore si intensificò …
Storia e gloria non seguono le medesime vie.

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