STORIA CONTEMPORANEA – Margherita, la regina della pizza

In qualunque pizzeria entriate, sia in Italia che all’estero, nel menu non mancherà mai la pizza Margherita. È la regina delle pizze! Si chiama così in onore della regina Margherita di Savoia.
Di costei, una parte degli italiani conosce solo la storia, o la leggenda, della creazione della pizza – per chi  volesse colmare l’eventuale lacuna può  trovarla su internet – gli altri neanche quella! (Per inciso ho osservato che in molte delle “pizze Margherita” che vengono offerte manca la foglia di basilico che, invece, dovrebbe caratterizzarla per completare i colori della bandiera italiana).

Potrà essere allora gradita una breve ricostruzione storica.
Margherita nasce nel 1851 da Ferdinando di Savoia-Genova, fratello di Vittorio Emanuele II e da Elisabetta di Sassonia, principessa di grande lignaggio – aveva tra i suoi antenati i Wittelsbach di Baviera, i Borbone-Parma, gli Asburgo-Lorena. Rimane presto orfana del padre. La madre si risposa dopo neanche un anno di vedovanza con il suo amante provocando grande scandalo. Vive lontano da lei educata da istitutrici, che le trasmettono una fervente fede cattolica.
Quando Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d’Italia, dovette cercare una moglie per il suo figlio primogenito Umberto (la prima scelta Matilde d’Asburgo – Lorschen era perita in un tragico incidente) – si trovò in difficoltà perché le case regnanti europee lo guardavano con un certo disdegno per il modo nel quale si era impossessato del Paese scalzando principi e reali, tutti, più o meno, tra loro imparentati.  Si dice che avesse chiesto la mano di una infanta di Spagna per il suo secondo figlio ottenendo non un rifiuto ma addirittura un ‘non ricevuto‘. In questa situazione dovette guardare in famiglia e scelse Margherita.
Margherita, dopo il matrimonio, avvenuto nel 1868, assunse subito ruoli pubblici come prima Dama del Regno, essendo il suocero rimasto vedovo. (Vittorio Emanuele in seguito si risposò ma solo “morganaticamente” – cioè senza attribuire alla moglie il titolo di Regina Consorte – con la sua amante di antica data Rosa Vercelliana).
Dotata di molto “charme” e di intuito politico fu subito molto popolare. Stabilendosi, con il consorte, il principe Umberto, a Napoli, ex capitale del Regno delle Due Sicilie “orfana” di un sovrano residente, e viaggiando con lui per tutta la penisola, dette un notevole contributo al radicamento della dinastia dei Savoia nel neonato Regno di Italia.
Nel 1869 partorì un figlio maschio, chiamato Vittorio Emanuele, come il nonno, che sarà il futuro terzo re della dinastia. Fu l’unico figlio anche perché i suoi rapporti coniugali con Umberto, il quale aveva già precedenti relazioni amorose che proseguivano e ne arricchì di nuove, si interruppero e ciascuno fece la propria vita, pur rispettando le forme esteriori.
Nel 1878 alla morte di Vittorio Emanuele, divenne Regina consorte. Fu la prima.
Il suo incedere maestoso, il suo prodigarsi per lo sviluppo della cultura, il suo interesse per gli orfanotrofi, gli ospizi e gli ospedali le valsero apprezzamenti molto diffusi; perfino il “repubblicano” Giosuè Carducci le dedicò una ode.
Sempre si prodigò per il prestigio della Corona. Politicamente di “destra” e di spirito fortemente conservatore, giunse ad approvare il cruento intervento repressivo del generale Bava Beccaris a Milano e a sostenere le iniziative “africane” dell’Italia anche dopo l’infausta giornata di Adua.
Era molto devota e il suo fervente cattolicesimo fu di grande aiuto per stabilire una pacifica convivenza nella Roma appena conquistata, tra la monarchia e il Papa, sdegnosamente rinchiuso in Vaticano.

Dopo l’assassinio del marito, avvenuto nel 1900, fece un passo indietro nei confronti della nuora Elena, che non amava e considerava poco “regale”, pur rimanendo sulla scena pubblica come regina madre. Si dedicò soprattutto alle opere di carità. Sempre forte era in lei il desiderio di conservare le tradizioni e i fasti di casa Savoia. Non condivideva gli orientamenti politici del figlio Vittorio Emanuele e non vide di buon occhio l’abbandono della Triplice Alleanza e l’entrata in guerra a fianco dell’Intesa.
Rimase comunque fedele al patriottismo prodigandosi durante la guerra nella cura dei malati, degli orfani e delle vedove.
Nel trambusto del dopoguerra non nascose le sue preferenze per il conservatorismo sociale, per il nazionalismo e per un governo forte e la sua avversione al socialismo e al parlamentarismo. Vide di buon occhio l’avvento del fascismo e nutrì per Mussolini una profonda stima personale.
In vita fu anche una appassionata alpinista: fu la prima donna a raggiungere la vetta del Monte Rosa. Per questa ascensione fece costruire un rifugio che porta il suo nome e che è ancora il più alto in Europa.
Morì nel 1926 a Bordighera, nella villa in cui aveva passato gli anni della guerra e in precedenza alcuni mesi del 1868 per riprendersi dallo choc del primo attentato subito dal marito Umberto, attentato che lei stessa aveva contribuito a sventare, gettando in faccia all’attentatore il mazzo di fiori che portava in grembo.
Il suo corpo fu poi traslato a Roma e riposa nel Pantheon, insieme ai reali di casa Savoia, unica regina a esserlo. (La regina Elena è sepolta nel santuario di Vicoforte, la regina Maria Jose è sepolta nell’Abbazia di Altacomba nell’Alta Savoia).

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Federica Ricci del Riccio
8 Maggio 2022 13:36

Interessante storia. Per le lettrici vorrei aggiungere la mitica passione della regina per le perle, e quella più prosaica per il barone Beck Peccoz che la iniziò all’alpinismo.