Non vedi correttamente questa mail? Clicca qui per vederla nel tuo browser
Se vuoi leggere comodamente La Lampadina sulla tua poltrona, puoi stampare questa Newsletter, scaricando la versione pdf da qui
Se vuoi rileggere i precedenti numeri de La Lampadina, visita il nostro sito www.lalampadina.net

La Lampadina - n. 138 ::: Settembre 2025

Cari Lettori,
ben ritrovati! Tutti tornati alle nostre occupazioni dopo la vacatio estiva, affrontiamo un autunno che si preannuncia impegnativo a vari livelli... Noi in questo numero settembrino non smettiamo di fare programmi e di guardare avanti, cercando di scorgere all'orizzonte non solo le nubi ma la luce che le attraversa.
Parliamo di bianco, il colore che nel prisma si moltiplica in mille sfumature diverse, e mille sono le lingue del mondo, di cui la LIS fa parte. Lingue che sembra non riusciamo ad utilizzare al meglio per comunicare, come sottolineato da Carlotta, perché a volte manca la volontà e la disposizione all'ascolto e alla comprensione. Ciò che ci muove è sempre l'energia, nelle sue molteplici forme descritte da Beppe, o in quella splendida e devastante che solo gli agenti naturali sanno provocare, vedi l'eruzione del Vesuvio del 1944 narrata da Carlo. Energia che non è sinonimo di frenesia, quella che spinge a livelli insostenibili l'overturism di cui ci parla Lalli.
A tutti una buona lettura
ICH

Commenta da qui


Domenica, 21 settembre 2025

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


PIANETA TERRA – Napoli, il terremoto del 1944 e i santi che lo fermarono
Articolo di Carlo Verga

Casualmente tra uno zapping e l'altro sono incorso in un documentario del terremoto a Napoli del 1944. Napoli, definita da Raffaele La Capria una «Saigon mediterranea», era nelle mani degli alleati, il mercato nero, il tifo, le signorine, la farina di piselli, gli sciuscià, i piccoli orfani. Disperazione e miseria imperversavano e poi pure il terremoto.
L'attività iniziò il 19 Marzo (guardate il video!) con forti colate laviche che giunsero fino a Cercola, invasero e parzialmente distrussero gli abitati di Massa di Somma e San Sebastiano, uno dei comuni più colpiti dall'evento.
Il 22 marzo, la nube eruttiva raggiunse un'altezza di 6 km, ai lati del cono si formarono valanghe di detriti caldi e piccoli flussi piroclastici. Una forte attività sismica fino al mattino del 23 marzo, giorno in cui l'attività eruttiva si ridusse alla sola emissione di cenere e che poi scomparve totalmente il 29 Marzo.
Ci furono 26 vittime, tanti i comuni danneggiati. La città di Napoli, si salvò grazie alla direzione dei venti che allontanarono dalla città la nuvola di cenere e lapilli.
Norman Lewis, un ufficiale britannico di quei giorni in città con gli alleati, ecco come racconta l'evento e come i Napolitani lo affrontarono:
«19 marzo - Oggi il Vesuvio ha eruttato. È stato lo spettacolo più maestoso e terribile che abbia mai visto (...). Il fumo dal cratere saliva lentamente in volute che sembravano solide. Si espandeva così lentamente che non si vedeva segno di movimento nella nube che la sera sarà stata alta 30 o 40 mila piedi e si espandeva per molte miglia. (...) Di notte fiumi di lava cominciarono a scendere lungo i fianchi della montagna. (...) Periodicamente il cratere scaricava nel cielo serpenti di fuoco rosso sangue che pulsavano con riflessi di lampi. (...)

22 Marzo – (...) In seguito alle notizie che San Sebastiano stava per essere spazzata via dal corso della lava e che Cercola era minacciata, sono stato mandato per fare un rapporto su quanto avveniva. (...) Io ero proprio sotto la grande nube grigia piena di rigonfiamenti e protuberanze come un colossale pulsante cervello. Raggiunta S. Sebastiano, sembrava incredibile che tutta quella gente potesse aver voluto vivere in tal posto. La città era costruita all'estremità di una lingua di terra fin ad ora risparmiata dal vulcano, ma completamente circondata dai tremendi campi di lava lasciati dall'eruzione del 1872, anzi proprio in una valle fra di esse. (...)
Qui, in mezzo a questa "terra di nessuno" del vulcano, qualsiasi dilettante avrebbe predetto la distruzione della città con matematica certezza, ma apparentemente nessun cittadino di S.Sebastiano ne avrebbe mai ammessa la possibilità. Il legame con la città è una questione di fede religiosa. Gli edifici sono stati costruiti solidamente per resistere nei secoli (...).
Tutte le finestre guardano ad ovest, alle verdi vallate verso Napoli, e le case hanno il retro verso il grigio, eterno cono del vulcano (...). All'ora del mio arrivo la lava stava scivolando tranquillamente lungo la strada principale e, a circa 50 iarde dal fronte di questa massa debordante, una folla di diverse centinaia di persone, per la maggioranza vestite di nero, era inginocchiata in preghiera (...). Di tanto in tanto un cittadino più arrabbiato afferrava uno stendardo religioso e lo agitava con furia verso il muro di lava, come a scacciare gli spiriti maligni dell'eruzione. (...)
Una casa lentamente aggirata e poi sovrastata dalla lava scomparve intatta dalla vista e seguì un debole, distante scricchiolio mentre la lava cominciava ad inghiottirla. (...) Un certo numero di persone reggeva, a fronteggiare l'eruzione, immagini sante e statue fra cui quella dello stesso S.Sebastiano; ma in un lato della strada notai, con molte persone, la presenza di un'altra statua coperta da un lenzuolo bianco (...).

Questa era l'immagine di S. Gennaro contrabbandata da Napoli nella speranza che essa potesse essere di utilità se tutte le altre avessero fallito. Era stata coperta col lenzuolo per evitare un'offesa alla confraternita di S. Sebastiano e al santo stesso che si sarebbe potuto risentire di questa intrusione nel suo territorio.
S. Gennaro sarebbe stato portato all'aperto solo come ultima risorsa.
Comunque, Santi o non Santi la lava si fermò.

Vota e/o commenta questo articolo da qui

Fai leggere questo articolo ad un tuo amico...

Torna all'indice


«Prima dell'alba siamo passati tra Capri e il Continente e siamo entrati nel Golfo di Napoli. Ero sul ponte.
L'indistinta massa del Vesuvio fu presto in vista.»

Herman Melville

CULTURA – Indagine sul significato del bianco
Articolo di Marguerite de Merode Pratesi

Indagare il significato di un colore può rivelarsi un viaggio sorprendente.
Ogni cultura ha usato i colori in modi diversi, attribuendo loro significati a volte simili, a volte molto distanti. Quando ho iniziato a esplorare questo tema, ho pensato che il bianco fosse il punto di partenza ideale: è un colore “assoluto”, che non nasce dalla mescolanza di altri, ma esiste in sé.
Siamo abituati ad associarlo alla luce, alla purezza, alla perfezione. Eppure, ha anche un lato più ambiguo e inquietante. Lo scrittore Herman Melville, in un celebre capitolo di Moby Dick, descrive il bianco come capace di provocare un terrore profondo, più intenso perfino del rosso del sangue. Forse perché, dietro la sua apparente innocenza, il bianco evoca l’infinito, il vuoto, l’ignoto. È il colore della balena albina: affascinante ma distante. Se i colori fossero persone, il bianco sarebbe quello rispettato da tutti, ma non necessariamente amato: troppo puro, troppo perfetto.
Anche dal punto di vista fisico, il bianco è particolare.
Non si ottiene mescolando altri colori, e basta poco per alterarlo. Riflette tutta la luce, ma può risultare abbagliante, privo di calore. Da bambini impariamo presto che mescolare tutti i colori non crea qualcosa di magico, ma solo un grigio deludente: una piccola lezione sulla fragilità della purezza.
Nella storia dell’arte, il bianco ha avuto un ruolo importante. Gli artisti usavano pigmenti come il bianco di piombo, molto coprente ma tossico. Poi venne il bianco di zinco, più sicuro ma meno efficace, e infine, nel Novecento, il bianco di titanio: brillante, resistente, economico. Da allora è ovunque: nei dentifrici, nei medicinali, nei campi da tennis.
Ma il bianco non è solo chimica. È anche simbolo di status. In passato, solo i ricchi potevano permettersi abiti bianchi, difficili da tenere puliti. Ancora oggi, un cappotto bianco in inverno suggerisce privilegio e distanza dalla fatica quotidiana.
Nel libro Chromophobia, David Batchelor descrive interni interamente bianchi, così perfetti da sembrare freddi e inospitali. Il bianco, dice, non è un semplice colore, ma un’idea tirannica: quella della purezza assoluta, dell’ordine incontaminato.
Anche l’architetto Le Corbusier lo considerava un colore “morale”, adatto a purificare gli ambienti.
Ma non ovunque il bianco ha lo stesso significato: in Cina è il colore del lutto, mentre in Occidente è quello della sposa, della purezza e dello Spirito Santo.
Per l’artista russo Kazimir Malevic, il bianco rappresentava l’infinito: qualcosa di assoluto, libero da ogni immagine. Non a caso è stato adottato anche da architetti e designer minimalisti. Pensa ai prodotti Apple: le cuffiette bianche sono diventate un’icona. Steve Jobs inizialmente era contrario, ma si lasciò convincere da Jonathan Ive, che trasformò il bianco in una firma stilistica.
Il bianco è anche il colore della pulizia: camici, tovaglie, denti perfetti. Ma proprio perché mostra ogni imperfezione, è difficile da mantenere. I dentisti raccontano di clienti che vogliono denti così bianchi da sembrare irreali, al punto da creare nuove scale di riferimento.
Curiosamente, l’estetica occidentale del bianco nasce da un errore: per secoli abbiamo creduto che le statue greche e romane fossero candide. In realtà erano vivacemente colorate. Quando nel XIX secolo si scoprì la verità, molti non vollero accettarla.
Si racconta che lo scultore Rodin, sconvolto, abbia esclamato: «Sento qui che non sono mai stati colorati».
Forse perché per noi, oggi, il bianco non è solo un colore.
È un mito.
Un simbolo di inizio, di silenzio, di perfezione.
Ma anche di distanza, assenza e inquietudine. Ed è proprio in questa tensione che nasce il suo eterno fascino.

Vota e/o commenta questo articolo da qui

Fai leggere questo articolo ad un tuo amico...

Torna all'indice


«Il Bianco non è una mera assenza di colore,
è una cosa brillante e affermativa,
è feroce come il rosso,
è definitivo come il nero.
Dio dipinge in molti colori;
ma Egli non dipinge mai così magnificamente,
mi verrebbe da dire quasi grandiosamente,
come quando dipinge di bianco.»

 G. K. Cherstenton

TECNOLOGIA – Rinascita dell'energia nucleare: le più recenti innovazioni
Articolo di Beppe Zezza
Per nostra fortuna, abbiamo ancora alcuni articoli che Beppe ci mandò in Redazione... e li pubblichiamo con grande gioia.

La questione energetica è sempre all’ordine del giorno.
La richiesta di energia è prevista in aumento considerevole nei prossimi anni anche a motivo del diffondersi dell'Intelligenza artificiale che, come è noto, è una grande consumatrice di energia (si legge che i nuovi data center avranno associate delle centrali di produzione di energia elettrica ad essi dedicati).
La cosiddetta “transizione energetica” (il passaggio dall’impiego di combustibili fossili a “fonti rinnovabili”) spinge alla ricerca di nuove soluzioni e al miglioramento di soluzioni già note per una maggiore efficienza.
È di questi giorni, ad esempio, la notizia che i progetti di “geotermia” stiano in pieno sviluppo: si vuole estendere la profondità delle trivellazioni per arrivare a sfruttare addirittura il calore inesauribile del magma.
Ma a che punto stiamo con lo sfruttamento dell’energia nucleare?
L’energia nucleare è stata per lunghi anni messa all’indice.
Dopo l’incidente di Chernobyl e quello più recente di Fukushima la fuga da nucleare ha caratterizzato il panorama mondiale. In ambito europeo, l’Italia è stata la prima ad abbandonare il nucleare – e dire che era stato il Paese all’avanguardia in questo settore negli anni ’60! – sancendone il rifiuto con un referendum nazionale, la Germania ha deciso nel 2011 la chiusura anticipata di tutte le sue centrali, completata nel 2022, la Francia ha manifestato l’intenzione di ridurre la dipendenza dal nucleare chiudendo anticipatamente,nel 2020, la centrale di Fessenheim, sita in Alsazia, e situata vicino al confine con la Germania e la Svizzera nel 2020 (chiusura successivamente rimpianta).
Recentemente, però, l’indirizzo si è rovesciato. Perfino in Italia il governo ha in animo di prendere nuove iniziative superando per via legislativa i vincoli posti dai referendum.
Novità dal Mondo. in Cina è entrato recentemente in servizio a Zhanguanzhou un impianto del tipo Hualong One, basato su reattori di terza generazione, che offrono miglioramenti significativi in termini di sicurezza e performance rispetto a quelli di seconda generazione.
Attualmente, sono almeno 30 i reattori di questo tipo in corso di realizzazione, il che pone la Cina all’avanguardia nel settore.
In Francia nel 2024, con il caricamento del combustibile è giunto quasi alla conclusione la costruzione a Flammanville, di un EPR (European Pressurized reactor) di 1650 MW di potenza. La costruzione era iniziata nel 2007 ma ha incontrato numerosi problemi tecnici che ne hanno posticipato l’entrata in esercizio stimata nel 2012!.
Altri reattori di terza generazione sono installati in Giappone in Finlandia e negli Usa. Ma già si parla di quarta generazione!
I prototipi e progetti pilota sono previsti per il 2030 e il settore è in fermento.
La Commissione Europea sta finanziando lo sviluppo di piccoli reattori modulari (SMR) – è questo il tipo che si vorrebbe installare in Italia – e reattori “veloci” raffreddati a sodio o gas.
I reattori veloci, dal punto di vista nucleare, funzionano in modo diverso dai reattori tradizionali: nei tradizionali i neutroni devono essere rallentati, nei veloci no. Questo comporta che i sistemi di raffreddamento siano diversi, utilizzando sodio o metalli anziché acqua.
La caratteristica dei reattori modulari SMR è di avere dimensioni ridotte e di essere progettati per poter essere costruiti in fabbrica e assemblati sul sito di destinazione, riducendo i costi e i tempi di costruzione.
L’Italia è fortemente coinvolta in questo settore a livello privato. Il progetto europeo di SMR è stato affidato ad Ansaldo Nucleare, mentre lo sviluppo di reattori veloci raffreddati al piombo liquido è oggetto della ricerca di Newcleo - una startup europea fondata nel 2021, con centri in Italia e Francia.
Questi reattori avrebbero il grande vantaggio di utilizzare combustibile derivato dal ritrattamento delle scorie nucleari esistenti.
Se riflettete a come il problema dello smaltimento delle scorie radioattive che permangono pericolose per l’uomo per migliaia di anni sia stato fino ad oggi uno dei maggiori freni allo sviluppo del settore, potete bene immaginarvi quanto grande sia l’interesse di fare progressi in questa direzione: pochi giorni fa la Moltex Energy Canada ha annunciato che le loro nuove ricerche confermano la capacità del loro reattore Stable Salt Reactor -W a consumare combustibile nucleare usato.
Insomma il settore energia nucleare è in piena effervescenza e ci sono molte aspettative nei suoi confronti.
Tuttavia, prima di entusiasmarci pensiamo che affinché il nucleare possa avere un impatto “significativo” non marginale sulla produzione di energia devono passare almeno 30 anni – al di fuori, forse, del nostro personale orizzonte temporale.
P.S Il mio interesse per l’energia nucleare è legato al fatto che le mie prime esperienze in campo lavorativo datate il lontano 1968 le ho fatte proprio in questo settore.
PPS A testimonianza dell’effervescenza del settore e della difficoltà di rimanere aggiornati la novità di questi ultimi giorni è il progetto di installare reattori nucleari sottoterra a 1,2 km di profondità con evidenti vantaggi dal punto di vista ambientale!

Vedi i Paesi membri IAEA (International Atomic Energy Agency)

Vota e/o commenta questo articolo da qui

Fai leggere questo articolo ad un tuo amico...

Torna all'indice


«Una nazione che non può controllare le sue fonti di energia
non può controllare il suo futuro.»

Barack Obama

LIBRI/GLI AMICI CONSIGLIANO - Una storia di amore e tenebra di Amos Oz
Articolo di Carlotta Staderini Chiatante

Giorni fa, presa da un robusto attacco di disperazione nei confronti della genetica dei potenti della Terra ed al loro atteggiamento nei confronti delle guerre in corso, in particolare alla disumana condizione di vita a Gaza, ho pensato di riprendere in mano questo capolavoro di Amos Oz, che avevo letto anni fa e dal quale avevo compreso molte sfumature in merito al territorio palestinese tra il 1920 ed il 1948, anno in cui la risoluzione Onu determinò lo Stato di Israele.
Un libro equilibrato, scritto da uno scrittore che da sempre sosteneva la creazione di due Stati perché tutti e due i popoli, arabi ed ebrei avevano le loro buone ragioni per volere quella terra.
Amos Oz ci ha lasciati nel 2018 ed è stato uno scrittore e saggista israeliano; è stato un giornalista e docente di letteratura all'Università Ben Gurion nel Negev a Be’er Sheva. Ed è proprio nel Negev, dove vivrà tutta la vita, in questo particolare piccolo mondo nel deserto che si ambienteranno molti dei suoi sempre poetici racconti. Sin dal 1967 è stato autorevole sostenitore della soluzione di due Stati per i due popoli che hanno ambedue diritto ad essere lì. Sosteneva anche che Israele doveva ritirarsi entro i confini antecedenti al 1967.
Ha ricevuto innumerevoli premi letterari ed è stato tra i fondatori di Peace now il principale movimento pacifista israeliano. Queste le sue parole. «Tra noi ed i Palestinesi c’è da più di cent’anni una ferita aperta, anzi una ferita infetta; non si cura una ferita con un bastone; non è ammissibile continuare ad infierire in questo modo su una ferita pensando che possa smettere di sanguinare». Purtroppo la ferita è diventata una macelleria e le immagini che vediamo sono sempre le stesse che vediamo in tutte le guerre. Altro non dico.
Torniamo al libro. Una storia di amore e di tenebra è un affresco indimenticabile.
È la storia del distacco e della nostalgia di una intera generazione di profughi, sradicati da un'Europa che amavano e di cui i figli si identificheranno con l’uomo nuovo “israeliano”. Amos di cui il cognome è Klausner, lo cambierà per Oz, che significa coraggio. Sono pagine in cui incontriamo lo scrittore e l’epopea di un paese che nasce. Amos Oz ci conduce in una Gerusalemme, tra gli anni 1920 – 1950, poverissima, ma estremamente colta e poliglotta. Siamo al crocevia della storia ebraica.
La seconda guerra mondiale è finita da poco, il mandato britannico è agli sgoccioli e il 14 maggio 1948 viene proclamata la nascita dello Stato d’Israele e si apre immediatamente l'infinita stagione delle guerre. I Klausner sono emigrati in Palestina negli anni '20. Vivono una vita povera in un appartamento minuscolo con il soffitto bassissimo. Il padre è uno studioso di letteratura ebraica vicino ad ambienti di destra e contrario alle simpatie laburiste del figlio Amos, la madre Fania ha studiato storia e filosofia a Praga. Sembra che Shimon Peres avrebbe visto bene il giovane Amos Oz come suo erede.
Nella scala dei valori dei genitori del piccolo Amos tutto ciò che era occidentale stava culturalmente più in alto. Tolstoj e Dostoievsky andavano bene, tuttavia malgrado Hitler, continuavano a considerare la Germania al di sopra della Russia e della Polonia da cui provenivano. Più in alto c’era la Francia e poi in cima alla classifica l’Inghilterra. Era l’Europa la terra promessa di tanti ebrei europei per nascita eppure rigettati. Gerusalemme tra gli anni '20 e '40, quella sotto il mandato britannico, era una città affascinante e popolata da uomini di cultura di rilievo: troveremo Brenner, con il mito dei “giusti nascosti”, Agnon premio Nobel per la letteratura nel 1966 che credeva in Dio e Lo temeva, ma non Lo amava.
Nel quartiere dove i Klausner abitano, Kerem Abraham, vivono insegnanti, bibliotecari rilegatori. Amos cresce in una famiglia silenziosa, dove sua madre, Fania, che lui adora, è infelice, sopraffatta da una vita diversa da quella che voleva. Fania scivolerà nella depressione e si ucciderà. Amos soffrirà moltissimo e decide di abbandonare il mondo di Kerem Abraham e tutti i suoi parenti ed entra a far parte di un kibbutz. Entra nella dimensione dei “pionieri,” un ebreo lontano anni luce dall’ebreo diasporico.
Il mondo dell’erudizione non fa parte di questa dimensione. Oz vivrà nel kibbutz, per circa 30 anni, vi conoscerà sua moglie e lì nasceranno le sue figlie.
Questo è un vero romanzo autobiografico. La narrazione procede con sbalzi temporali con contrasti forti: da una parte Gerusalemme, centro politico e religioso di Israele e dall’altro Tel Aviv, cuore pulsante di uno Stato sempre più proiettato in avanti e verso occidente.
Il libro tratta temi universali: integrazione dei popoli, le migrazioni, problema dello sradicamento che un tempo fu degli ebrei ed oggi gli ebrei impongono agli arabi palestinesi, sullo sfondo l’utopia egualitaria e anticapitalistica (il kibbutz), gli attacchi terroristici, l’erudizione del genitori. Ma soprattutto il libro ci svela la possibilità di essere soggettivi dentro tragedie storiche che si sono consumate e la possibilità di leggere dentro questi avvenimenti e trovare un compromesso.
Il convincimento di Amos Oz è che tutta la vita è un compromesso ed il compromesso non è mai felice, è doloroso ma inevitabile per sopravvivere. «Il compromesso è vita», questo il suo pensiero.
Un libro magico colmo di umorismo e tristezza. Una saga familiare su più piani temporali e vicende storiche e descrive molto bene la società e il clima che si respirava immediatamente prima della nascita dello Stato di Israele. Colpisce la complessità e la compattezza della cultura ebraico israeliana che rivela i segreti delle sue sfumature.
Grazie Amos Oz, per le risate e le lacrime.
Alla fine della lettura mi è venuta in aiuto una frase di Rosa Luxembourg alla quale ho deciso di aggrapparmi: «La Storia sa sempre dove andare anche quando pare si sia infilata in un vicolo cieco senza speranza».
Buona lettura
P.S. Se non sopportate i continui riferimenti alla storia, non leggetelo.

Vota e/o commenta questo articolo da qui

Fai leggere questo articolo ad un tuo amico...

Torna all'indice


«Chi ti ha devastato l'anima al punto che consideri la pietà una debolezza, la gentilezza e la sensibilità un'onta, l'amore segno di effeminatezza?»

Amos Oz

ABBIAMO OSPITI/CULTURA – Il meraviglioso mondo della LIS
Articolo di Beatrice Cito Filomarino, Autore Ospite de La Lampadina

Vi ricordate la prima volta che vi siete imbattuti nella celebre frase di René Descartes, «Cogito ergo sum»? Ebbene, sorpresa: non era in latino, ma in francese, «Je pense, donc je suis», nel suo Discorso sul Metodo, un'opera che ha segnato la nascita della filosofia moderna occidentale.
È passato parecchio tempo da allora, immagino, ma vi siete mai chiesti cosa ci consente davvero di pensare, al di là della nostra fisiologia? Cosa rende possibile il pensiero e, in ultima analisi, il nostro “essere”?
Io non ci avevo mai riflettuto fino a poco tempo fa. Tutto è cominciato, un po’ per caso, quando mi sono iscritta a un corso introduttivo sulla LIS, la Lingua Italiana dei Segni. Da lì si è aperto un mondo.
In Italia ogni anno nascono in media 1-2 bambini su 1.000 con ipoacusia neurosensoriale. Tradotto: circa 500 neonati all’anno, ma la sordità non è solo congenita. Molti diventano ipoudenti nel corso della vita, tanto che oggi si stima che il 12,1% della popolazione italiana ne sia coinvolto.[1]
Per molto tempo, i bambini sordi venivano diagnosticati tardi - spesso dopo i tre anni - con effetti devastanti sul loro sviluppo cognitivo, soprattutto se nascevano in famiglie di udenti. Un bambino, infatti, se non riesce a comunicare – né verbalmente attraverso il canale acustico, né attraverso una modalità gestuale con un linguaggio dei segni -, non può sviluppare pensiero, creare nessi logici e di causalità, concepire concetti legati alla spazialità e temporalità e non può quindi trovare coerenza e senso in quello che lo circonda.[2]
Pensare, dunque, parte dalla capacità di comunicare. E quella capacità, nei primi anni di vita, la apprendiamo inconsapevolmente da chi si prende cura di noi: mamma, papà, nonni o chi per loro. Non è un caso se anche la religione cristiana, come pure altre confessioni e mitologie, fanno coincidere la creazione dell’essere con la “parola”. Il “verbo” come origine del mondo.
In breve, noi siamo se comunichiamo.
Ecco perché mi ha colpito così tanto scoprire che la LIS sia stata ufficialmente riconosciuta dallo Stato italiano solo nel 2021.[3]
Eppure, è una lingua a tutti gli effetti, con una grammatica, una sintassi ed una struttura proprie. Anzi, sotto certi aspetti, è persino più articolata delle lingue acustico-vocali: è visiva, gestuale, spaziale. Coinvolge, mani, braccia, busto, postura e soprattutto il volto. Ad esempio, a fronte dello stesso segno gestuale, uno sguardo disgustato piuttosto che estasiato, ma anche un solo sopracciglio sollevato, comunicano significati diversi.
Le Lingue dei segni, quindi, non sono versioni “mimate” dell’italiano, o di altri idiomi orali, né seguono i nostri alfabeti. Sono vere e proprie lingue naturali, nate all’interno di comunità di sordi.
Vi ricordate “l’alfabeto muto”[4] che usavamo a scuola per comunicare tra noi durante le lezioni? Ecco, quello non c’entra nulla. I sordi hanno, sì, la possibilità di utilizzare anche dei segni che sono rappresentazioni gestuali delle lettere, la cosiddetta “dattilologia”, ma questa viene usata solo per nomi propri e toponimi.
Una cosa che mi ha fatto sorridere è che quasi tutti gli amici a cui ho parlato del mio corso di LIS, hanno dato per scontato che si trattasse di una lingua universale, una specie di esperanto dei segni. Invece no. E questa convinzione, se ci pensate, nasconde una certa arroganza, figlia del nostro (spesso involontario) etnocentrismo culturale. Le lingue dei segni nascono in specifici contesti culturali, proprio come le lingue parlate. Variano quindi da paese a paese, e persino da regione a ragione. Esistono almeno 121 lingue dei segni[5] ufficialmente riconosciute e alcune stime parlano di più di 3.000. Esatto: anche il mondo dei segni ha i suoi dialetti, accenti e, immagino, i suoi equivoci.
Capite ora quanto è folle dare per scontato che esista una sola lingua dei segni? Questo ci offre anche l’occasione per riflettere sul fatto che noi umani, abbiamo una certa tendenza a pensare che il nostro sia il “centro del mondo” e invece…ci sono mondi interi là fuori, paralleli, meravigliosi e ancora troppo invisibili.
Io, nel frattempo, mi sono innamorata della LIS, del suo ritmo, del suo coinvolgimento di tutto il corpo, della sua potenza comunicativa e della sua bellezza.
Ne sono rimasta talmente affascinata, che sono molto tentata di continuare questo percorso, perché imparare la LIS non è solo imparare una nuova lingua, ma cambiare prospettiva, entrare in un nuovo mondo, anzi in un altro universo.
Qualcuno fra voi vorrebbe unirsi a me in questo viaggio?

Cosa vedere: Figli di un Dio Minore (1986); La Famiglia Bèlier (2014), CODA (2021); Sound of Metal (2021) Cosa leggere: Vedere Voci, Oliver Sacks, Adelphi (1990); Non Ti Sento Ma Ti Ascolto, Mauro Mottinelli, Armando Editore (2020).

[1] Dati ENS, Ente Nazionale Sordi
[2] Seeing Voices: a journey into the world of the Deaf (English version), di Oliver Sacks
[3] Il 19 maggio 2021 la Camera ha approvato la conversione in legge dell'art 34-ter del Decreto Sostegni, che ufficialmente “riconosce, promuove e tutela la lingua dei segni italiana (LIS) e la lingua dei segni italiana tattile (List)”
[4] I sordi non nascono muti, ma a causa dell’impossibilità di sentire voci non riescono a modulare la propria.
[5] Le lingue dei Segni nel Mondo, Mauro Mottinelli, Virginia Volterra (2009), Treccani.it  

Vota e/o commenta questo articolo da qui

Fai leggere questo articolo ad un tuo amico...

Torna all'indice


«La lingua dei segni è una lingua complessa e viva, che muta continuamente.»

Éric Lartigau

COSTUME - E se invece...
Articolo di Lalli Theodoli

La città, dopo qualche mese di pausa, è tornata al suo abituale traffico caotico. Riaperte le scuole tutti di nuovo al lavoro.
Piccoli e grandi.
È stata un'estate piena di ansie in Estremo Oriente e a nord est. Pare che questi conflitti non trovino una qualche soluzione e tutto si trascina ma in modo sempre più preoccupante.
Nel nostro piccolo un'estate balneare piena di polemiche ed articoli sui giornali.
I gestori degli stabilimenti hanno palesato la loro preoccupazione. Foto di lungomare con centinaia di ombrelloni chiusi. Non prenotati.
Dall’altra la voce dei clienti orrificati dai costi di ombrellone e lettino che quasi sfiorano il costo di una casa estiva in affitto. A volte lo superano decisamente. Per non parlare dell’obbligo in alcune strutture di prenotare per almeno due mesi. Ma quasi nessuno fa più vacanze nello stesso posto tanto a lungo.
Pensandoci bene. Forse siamo all’inizio di una pacifica rivoluzione.
Per anni ci siamo appoggiati allo stesso stabilimento. Dapprima in pochi e nella prima fila di ombrelloni. Piedi quasi in acqua. Omaggiati e coccolati dai gestori.
Mano a mano che il flusso dei clienti è aumentato gli ombrelloni si sono moltiplicati in modo esponenziale e, senza realizzarlo, siamo finiti nell'ultima fila. Non più piedi nell’acqua. Giustificazione della retrocessione il fatto di non impegnarsi per periodi lunghi.
Ora… se mi devo trovare in ottava fila nella sabbia bollente. A pochi passi dal mio vicino che a volte è silenzioso e gentile ma a volte è circondato da ragazzini urlanti che invadono la mia scarsa ombra che ruota inesorabile. Per cui occorre spostare il lettino saltellando sulla sabbia rovente ma, standosi addosso così ravvicinati, la nostra ombra è occupata dai secchielli del vicino che occorre, gentilmente per carità, scansare. Con questo clima rovente e le raccomandazioni preoccupate dei dermatologi l’ombra è essenziale.
Vista la situazione… ci stupiamo delle fotografie di spiagge desolatamente vuote?
Non penso sia solo perché troppo care  (ma se affitto una casa al mare poi non vado alla spiaggia?) ma perché troppo affollate, troppo calde, troppo rumorose, troppo tutto.
Forse la gente ha aperto gli occhi o li sta aprendo.
Tanta gente quest‘anno ha riscoperto antichi borghi una volta abitati dai nonni, o un affitto in un casolare di campagna o una spiaggia meno nota in cui si viene accolti a braccia aperte: “Rari nautes”.
Forse abbiamo deciso di usare veramente i giorni di ferie per un meritato sereno riposo tranquilli al fresco, non pigiati come in un autobus con anche una buona lettura. Musica e passeggiate. Forse c’è un ruscello vicino in cui i bambini possono rinfrescarsi e finalmente possono passare qualche ora di sana noia. Gli psicologi infantili dicono che è necessaria la noia per stimolare la creatività uccisa dai giochi elettronici.
Forse abbiamo finalmente realizzato che dopo un periodo di lavoro e di ansie quello di cui abbiamo veramente bisogno è di un po' di pace. Quella pace che ora manca in troppi paesi del mondo.
Il nostro paese è pieno di posti bellissimi e ignoti.
Con un po' di buona volontà non è difficile trovare un luogo di villeggiatura meno noto e più umano. Scopriamolo.
Di conseguenza fra qualche tempo gli stabilimenti balneari abbasseranno un po' le loro richieste per ottenere un ritorno che non sarà più massiccio dato che in tanti avranno nel frattempo scelto soluzioni diverse, ma che, comunque, ci sarà.
Sogno? O spero?

Vota e/o commenta questo articolo da qui

Fai leggere questo articolo ad un tuo amico...

Torna all'indice

La Lampadina è su Facebook

 

FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là... 

Curiosità sui matrimoni Indiani -Tra le varie curiosità, in India, in alcune regioni o tribù, esistono i matrimoni a tempo: viene definito il tempo di durata del matrimonio e alla scadenza le parti decidono se continuare o lasciarsi definitivamente. Sembra che questa forma venga anche contemplata e vada diffondendosi in altre zone fuori dell'India e a richiesta da parte di entrambi gli "sposandi". Il risultato sembra essere positivo, certo il sondaggio, considerato il campione è relativo, veramente limitato, difficile quindi trarne delle conclusioni. Sembra, tuttavia, che dove si pratica, siano pochi o nulli i femminicidi, e si origini uno stato mentale più di correttezza, pazienza dell'uno verso l'altro sapendo che tutto potrebbe finire entro pochi anni. Forse filosofia Indiana? Funzionerebbe nel mondo o una delle parti vedrebbe solo il proprio tornaconto?... chissà.
CV

*

Camminare fa bene? - A fine settembre, noi della Lampadina partiremo per Compostela! Saliremo sul bus da Madrid e visiteremo tanti paesini lungo il percorso. A qualche chilometro dall’arrivo, ci faremo lasciare per entrare in città a piedi—come si conviene! Mi chiedevo: torneremo distrutti o rinvigoriti dopo tutti i chilometri che faremo? E, secondo le “regole ufficiose” del benessere, quanti passi bisognerebbe fare per stare bene? Lo standard nel mondo del wellness è di 10.000 passi al giorno, un numero nato nel 1964 quando la società giapponese Yamasa lanciò il primo contapassi in occasione delle Olimpiadi di Tokyo. Oggi, con gli smartphone, contare i passi è diventato un gioco… a volte fonte di gioia, o frustrazione! La rivista The Lancet ha affrontato la questione intervistando 160.000 adulti e monitorando i loro movimenti su distanze di 7, 10 e 12 km. Secondo lo studio, non servono necessariamente 10.000 passi al giorno: 6.000–7.000 sono sufficienti per ridurre significativamente il rischio di malattie. Chi fa 7.000 passi al giorno ha una riduzione del 47% della mortalità rispetto a chi ne fa solo 2.000, con benefici anche per malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, demenza e tumori. Passare da 7.000 a 10.000 comporta solo un ulteriore 1% di riduzione della mortalità, ma con un forte impatto sui sintomi depressivi: -14%. Secondo Ding Ding, docente di Salute Pubblica all’Università di Sydney, il vero salto lo si fa a 12.000 passi, dove la mortalità si riduce fino al 55%. Ma chi ne fa meno, dovrebbe sentirsi in colpa? Per Daniel Bailey, esperto della Brunel University di Londra, anche tra i 5.000 e i 7.000 passi si ottiene una riduzione dei rischi. L’importante è camminare quanto si può—e recuperare quando se ne ha l’occasione. E noi, quanti ne faremo per Compostela? Forse 50.000 o 60.000 passi in totale? Wow! Torneremo in Italia tutti più giovani… evviva!
CV

***

APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

Ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai Soci de La Lampadina

*****************

24 – 29 settembre 2025
SULLA VIA DI SANTIAGO

Partendo da Madrid, andremo verso nord, in Galizia: toccheremo Avila, Salamanca (ndr. leggete il racconto di Ida Tonini del numero di febbraio 2025...), Zamora, Orense e finalmente Santiago che chi vorrà potrà raggiungere facendo un tratto di cammino. Un itinerario un po' diverso dal solito, per scoprire piccole realtà del nord della Spagna, meno conosciute e visitate, per giungere a Santiago, la meta finale da secoli di migliaia e migliaia di pellegrini per raggiungere la cattedrale dove riposano le spoglie dell'apostolo Gacomo.

*****************

07 ottobre 2025
il GIARDINO DI AGOSTINO MURATORI E OSTIA ANTICA

Agostino Muratori, classe 1945, da dodicenne prende dal giardino delle zie alcuni esemplari di p
iante grasse e le coltiva nel giardino della villa del nonno materno; da quel momento non ha mai smesso di piantare esemplari esotici provenienti da tutto il mondo, palme, agavi, dracene, cycas ricevute in regalo, in eredità, a lungo cercate nei vivai, costituendo così, negli anni, uno splendido giardino, con più di 500 specie che convivovo magnificamente in questo ettaro di terra portodanzese.
Muratori, medico, maestro bonsaista e pittore, ci racconterà la sua avventura e la sua passione per il mondo vegetale così come l'ha descritta e dipinta nel suo libro Collezione di spine. Vita di un giardino edito da Bompiani.
Dopo un light lunch ci spostiamo a Ostia Antica con Alessandra Mezzasalma, per immergerci in un altro tipo di bellezza e fare un veloce ripasso di una piccola parte della meravigliosa cittadina romana che ci porta sempre in un'altra dimesione.

*****************

15 ottobre 2025
SUBIACO E I SUOI MONASTERI

Una giornata dedicata alla visita di due gemme nascoste nell'area di Subiaco: il monastero di Santa Scolastica e il Sacro Speco alla scoperta di Subiaco.
Il primo è l'unico dei dodici monasteri voluti da San Benedetto nella valle sublacense, sopravvissuto ai terremoti e alle distruzioni saracene e sino alla fine del XII secolo, fu il solo monastero di Subiaco. Sorge a 510 metri di altezza, nella valle santa, così chiamata perchè per secoli,
vissero nella contemplazione e nella preghiera, eremiti e monaci.
Il monastero di san Benedetto invece, sorge come un nido di rondine, incastonato nella roccia del monte Taleo, e sovrasta la vallata dall'alto delle sue nove arcate che lo sostengono. È composto da due chiese sovrapposte e da cappelle e grotte, interamente affrescate in epoche diverse, di una bellezza sorprendente,  costituisce un monumento unico.

*****************

23 – 26 ottobre 2025
MARCHE: ARTE, CONERO, TARTUFI E OLTRE

Questo autunno abbiamo pensato a un giro in una parte delle vicine Marche, non così facili da raggiungere e per questo non ben conosciute da tutti. Come punto di partenza abbiamo scelto Ancona, per poi spostarci verso Loreto con la sua piazza della Madonna e la basilica della Santa Casa, e poi il Conero con le sue bellezze artistiche, Sirolo, Recanati, Urbino e per finire, Fermo, ospiti di amici.


*****************

Ottobre/Novembre 2025
ALPHONSE MUCHA
Palazzo Bonaparte – Nuovo Spazio Generali Valore Cultura

Aprirà il 9 ottobre la prima mostra in Italia dedicata ad Alphonse Mucha, genio visionario dell'Art Nouveau e protagonista indiscusso della Belle Époque. In una stagione in cui Roma si veste d'arte, la mostra celebra la grande bellezza di un maestro che ha saputo trasformare l'eleganza in stile universale. Oltre che pittore, disegnatore e illustratore, l'artista di origini ceche fu fotografo, scenografo, progettista d'interni, creatore di gioielli. I suoi iconici lavori divennero emblematici della nascente Art Nouveau. La grande monografica organizzata da Arthemisia in collaborazione con la Mucha Foundation ne ripercorrerà la biografia e i molteplici aspetti della produzione artistica.
Ci accompagna Alessandra Mezzasalma


*****************

lunedì 17 novembre 2025 – ore 16.00
I TESORI DEI FARAONI
Scuderie del Quirinale

La mostra è il risultato di un'importante iniziativa di diplomazia culturale tra Italia ed Egitto. Questa collaborazione ha reso possibile il prestito straordinario di capolavori provenienti da alcuni tra i più importanti musei egiziani, tra cui il Museo Egizio del Cairo e il Museo di Luxor. saranno 130 capolavori che ripercorreranno la storia dell'antico Egitto: dalle origini della civiltà faraonica fino allo splendore dei grandi sovrani del Nuovo Regno e del Terzo Periodo Intermedio, fino ad arrivare alle scoperte archeologiche più significative degli ultimi anni. Il tutto attraverso sei sezioni tematiche,  in cui si evidenzia la complessità della società egizia, l'autorità divina dei faraoni, la vita quotidiana, le credenze religiose, le pratiche funerarie e le più recenti scoperte archeologiche. 
Ci accompagna Alessandra Mezzasalma

*****************

Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a
appuntamenti@lalampadina.net

***

E ANCORA
FLASH NEWS!
 

Casa sulla Luna - La prima casa per gli astronauti che andranno sulla Luna negli anni ’30 di questo secolo sarà a firma e costruzione italiana. L’Agenzia Spaziale Italiana, Asi, ha affidato a Thales Alenia Space la progettazione finale del modulo abitativo presentato a Nasa lo scorso anno, e approvato dall’Agenzia Usa in settembre. L’azienda lavorerà in collaborazione con Altec, centro torinese partecipato da ASI e Thales Alenia Space Italia stessa, e con altri attori industriali italiani.
CV

*

Cartesiano a chi? - Nel passato l’aggettivo cartesiano era usato dai suoi contemporanei in senso dispregiativo, un corruttore di menti, un truffatore pronto a manipolare cervelli e via dicendo… Oggi dare del cartesiano è sicuramente un pregio per chi lo riceve, sinonimo di persona chiara, metodica, razionale. Ah, i tempi! Simile concetto per Nietzsche che qualcuno definì come un megalomane, un prepotente e, in definitiva, un pazzo. Ma per molti il grande filosofo tedesco, fu un grande pensatore che, forse, non volutamente, seppe anticipare un mondo che in definitiva è l’attuale. Sic
CV

***

ALL'OLIMPICO CON
LA LAMPADINA

  

07 ottobre 2023
MARIO CALABRESI – ANNI ’70. TERRORE E DIRITTI
Un progetto teatrale scritto da Mario Calabresi, Benedetta Tobagi e Sara Poma, con un racconto inedito e personale di Marco Damilano e con la regia di Bruno Fornasari.

«Da molto tempo, penso che bisognerebbe raccontare bene gli Anni Settanta, farlo in un modo un po’ diverso, attraverso le storie, attraverso il racconto dei cambiamenti sociali. – racconta Mario Calabresi – Così ho pensato che il teatro potesse essere un modo giusto per raggiungere chi è più giovane, ma anche chi ha voglia di capire più a fondo che cosa è successo nel decennio più tragico ma anche più fecondo della nostra storia repubblicana.».  I protagonisti si alterneranno sul palco per raccontare un periodo decisivo della storia del nostro Paese.
Spettacoli 20.30 e 22.30

********************

28 ottobre 2025
UMBERTO GALIMBERTI
L'IO E IL NOI. IL PRIMATO DELLA RELAZIONE

«Molte persone concepiscono l’amore in maniera possessiva. 
Mia moglie, mio marito…togliete questi possessivi. non c’è niente di vostro, l’altro è un altro. Anche i matrimoni possono essere possibili solo se partono dal concetto che Lei o Lui è un altro. Ciascuno di noi è il riflesso dello sguardo dell’altro. Oggi ci si lamenta dell’egoismo, del narcisismo, ma chi ha messo il seme del primato dell’individuo rispetto alla comunità? La condizione elementare e fondamentale per continuare a vivere si chiama amore. L’aveva detto bene Freud: la vita funziona se qualcuno ci ama. 
Spettacoli 20.30 e 22.30

Info: www.teatroolimpico.it

 

 ***

MOSTRE

Ecco le segnalazioni di
Marguerite de Merode pratesi

Villa Torlonia – Mario Mafai & Antonietta Raphaël: Un’Altra Forma di Amore
Un racconto artistico e umano, che intreccia la vita di due protagonisti delle vicende artistiche italiana e ne propone una nuova riflessione. La mostra, con oltre 100 opere e documenti originali dagli archivi di famiglia, crea una trama sottile di scambi, di passioni comuni, in grado di trasformare in poesia ogni evento della realtà vissuta.
Fino al 02 novembre 2025

MUCIV – Le fiabe sono vere... Storia popolare italiana
Il MUCIV attraverso oltre 500 opere ci porta in un affascinante racconto sulle fiabe italiane nella cultura popolare, un viaggio nel folklore, tra tradizione e narrativa evocativa. La fiaba, da sempre primo contatto dell’essere umano con il racconto, rappresenta un fondamentale momento di apprendimento culturale, linguistico e morale.
Le fiabe riflettono le tradizioni dei popoli, pur seguendo strutture comuni.
Fino al 01 marzo 2026

Mattatoio (Padiglione 9b): Spazi di Resistenza. 
A cura di Benedetta Carpi De Resmini

La mostra intende commemorare i trent’anni dalla fine della guerra in Bosnia-Erzegovina e dall’eccidio di Srebrenica, con video, fotografie, installazioni e performance di artiste come Simona Barzaghi, Šejla Kamerić, Romina De Novellis e altre. L’esposizione affronta il tema del post-bellico, intrecciando memoria, traumi e guarigione in narrazioni fortemente emotive e politiche. La curatrice, Benedetta Carpi, vincitrice del bando della Collezione Farnesina con il progetto “Identità oltre confine” ci presenta un lavoro sicuramente da non perdere.
Dal 12 settembre al 12 ottobre 2025

Real Academia de España en Roma: Processi 152
La mostra di fine anno alla Real Academia de España, conferma, con un taglio internazionale e sperimentale, la vitalità di questa istituzione, fautrice di progetti che sviluppano un forte senso di comunità tra gli artisti creando nel contempo interessanti rapporti con la città.
Fino al 15 novembre 2025.

Palazzo delle Esposizioni QUADRIENNALE d’Arte-“Fantastica”

Una collettiva corale, che si vuole essere un omaggio alla forza visionaria e trasformativa dell'arte, presenta la scena dell’arte contemporanea italiana post-2000 in cinque capitoli curatoriali. Saranno presenti 54 artiste e artisti, con un'attenzione particolare ai giovani, visto che 16 di loro hanno meno di 35 anni, e quasi 45 partecipano per la prima volta.
In programma da ottobre 2025 a gennaio 2026.

Spazio Giallo: “Ma per favore, con gentilezza”
Spazio Giallo è uno spazio indipendente che privilegia approcci leggeri e poetici all'arte contemporanea.
In questo caso ci presenta una collettiva a cura di Carolina Levi e Anne-Claire Meffre.
In mostra troviamo opere inedite di oltre venti artisti e designer internazionali, ognuno chiamato a immaginare una stanza della casa ideale.
Fino al 30 novembre 2025 

Accademia di San Luca - Inaugurazione de Le ferite di Roma
25 settembre ore 18.00

A cura di Spazio Taverna e Andrea Cortellessa. La mostra è un omaggio alla donazione, da parte degli artisti, delle proprie opere all'Accademia Nazionale di San Luca, e rappresenta una nuova edizione, ampliata e arricchita, del progetto Le Ferite di Roma, curato da Spazio Taverna nel 2023 presso la Galleria Mattia De Luca. Per l'occasione ogni ferita sarà accompagnata da un componimento poetico, per un totale di 10 autori selezionati dal Premio Strega a cura di Andrea Cortellessa.

La Lampadina Racconti

La gabbia del pastore
tratto dal libro
Acqua e zammù. Novelle per qualche giorno
di Roberto Di Salvo

Beniamino perdonami, scrivo non proprio della vita che hai vissuto, se non nel suo tratto fondamentale, ma ti do questa vita, che nasce più che altro dalla mia immaginazione, che è il solo modo in cui sono capace di condividere la tua sofferenza, in cui mi sento a te fratello. Dolorosamente fratello, e con te orfano sempre più d’una irriconoscibile giustizia.

***

          Vennero a prenderselo una mattina presto. Vennero a prenderselo tra le sue capre. Appoggiato a una grossa pietra, un filo d’erba tra i denti, che mordicchiava, il berretto a tre quarti e il viso cotto dal sole. Nel cuore i suoi ventisei anni e progetti semplici, ché il primo l’aveva già realizzato, con un piccolo aiuto della mamma. Per fare i soldi necessari all’acquisto di quei pochi capi di bestiame tutto s’erano venduto, anche e con gran dolore la fede d’oro del padre che l’anno precedente li aveva lasciati con il denaro appena sufficiente per la campata del mese corrente e nuove pesanti responsabilità. Se l’era portato via un colpo di kannetta, in pieno petto, che lui al fucile puntatogli contro non aveva certo mostrato la schiena.

          E così Beniamino e sua mamma Bonaria (un nome che era pure un presagio) capirono che ormai dovevano fare tutto da soli. E l’uomo di casa s’avviò per l’unica strada che conosceva, quella che già da più di dieci anni percorreva con il suo papà e le pecore di compare Bastianu, perché suo padre dinàri per comprare bestie mai ne aveva avuti.

Beniamino ne aveva battuta di strada dal giorno in cui Zusepe, il suo papà, gli aveva detto “Sèndu cun custa iscola. Non ti sirvat pro magnare". Basta con la scuola, che non ti darà mica da mangiare.

E ora aveva poche capre, ma gli davano latte, formaggio e lana. E qualcosa poteva anche scambiarla in paese. Al prezzo della sua ignoranza, lui che tra bocciature e ritiro anticipato non aveva raggiunto nemmeno la soglia della scuola dell’obbligo.

          Zusepe aveva riso, a sentire questo termine.

Obbligu? S'obligu de murirsi de fami!"

Continua a leggere sul sito...

La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina e' una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Ranieri Ricci, Pucci Rastelli Biffi, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
Per informazioni scrivere a info@lalampadina.net

Ricevi questa mail in quanto in passato hai prestato il tuo consenso a riceverla. In ottemperanza all’art. 13 del Regolamento 2016/679 (GDPR) e ai sensi dell’art. 13 del d.lgs. n. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali) puoi da qui verificare quali sono i dati conservati all'interno
del nostro database
ed eventualmente aggiornarli, oppure decidere di disiscriverti.

Se desideri segnalare "La Lampadina" ad un amico scrivi a iscrizioni@lalampadina.net.

Grazie
Il Team de La lampadina