ARCHITETTURA: Scampia, Napoli

Un progetto architettonico, una realizzazione “altra”, la volontà di resistere

Scampia, più che un quartiere di Napoli, è una piccola città, con i suoi oltre 50.000 abitanti ufficiali e gli altri 20.000 non censiti.
Il quartiere nasce su una grande piana di antichi casali agricoli (il termine Scampia significa, infatti, “spianata”) che facevano da contorno all’area urbana e che furono annessi alla città tra il 1925 e il 1927 diventando la periferia della città di Napoli.
Nel 1985 il Comune di Napoli decide la costituzione del nuovo quartiere Scampia e affida a un importante architetto, Franz Di Salvo, la progettazione di un grande complesso residenziale che, ispirandosi ai principi delle unitès d’habitations di Le Corbusier, prevedeva oltre alle case anche centri sociali, spazi di gioco e altre aree comuni, dove centinaia di famiglie avrebbero dovuto integrarsi e creare una comunità.
Il progetto urbanistico era senz’altro innovativo ma, forse per la mancata costruzione del “nucleo di socializzazione” o forse per l’inabitabilità delle case, è diventato un quartiere dormitorio dove risiede la più svariata composizione sociale: assegnatari di alloggi pubblici, abitanti proprietari degli alloggi negli edifici delle cooperative, occupanti abusivi degli edifici di edilizia pubblica ancora non completati, rom ed extracomunitari.
A ciascuna di queste categorie corrispondono tipologie edilizie diverse. Ci sono le Vele, così conosciute per la loro forma triangolare, le Torri e i “palazzi serpentoni”. In prossimità delle Vele, hanno preso posto diverse strutture residenziali per la piccola e media borghesia, spesso vergognosa di vivere a Scampia. Qui li chiamano “parchi” ma sono tutti circondati da alte recinzioni in ferro.
Come se non bastasse, nei primi anni Novanta, è stato avviato il funzionamento di un nuovo carcere, la cui collocazione ai margini del quartiere era stata decisa anni prima. Pur essendo una buona soluzione per decongestionare l’altro principale carcere cittadino, la nuova casa di detenzione non svolge un ruolo positivo per la qualità della vita del quartiere. In poco tempo la criminalità organizzata e la camorra hanno trovato terreno fertile per i loro traffici.
In questo contesto cittadino, all’inizio del duemila, si inserisce un progetto dei Padri Gesuiti.
Nel 2001 è arrivato a Scampia padre Fabrizio Valletti con la delicata missione, affidatagli dai suoi superiori, di sperimentare un incontro tra azione religiosa, formazione culturale e promozione sociale, tenendo conto dei gravi problemi che il quartiere presentava.
In collaborazione con il Comune di Napoli è stato costruito il Centro Hurtado dove sono state avviate le più diverse attività. Laboratori di sartoria, legatoria, informatica, fotografia, musica e canto, la biblioteca “Le Nuvole” ed anche una palestra. Si è costituita la Cooperativa Sociale La Roccia che si occupa di organizzare e di gestire tutte le attività.
I problemi, com’è immaginabile, sono immensi ma i promotori dei progetti ce la stanno mettendo tutta e cominciano ad ottenere i primi risultati, come ci ha raccontato padre Valletti in occasione della nostra visita circa due mesi fa.

Chi volesse saperne di più e decidesse di collaborare con padre Valletti e la Comunità, può mandare una mail alla Lampadina e sarà messo direttamente in contatto con loro.

2 commenti per “ARCHITETTURA: Scampia, Napoli

  1. Giuseppe Vicentini
    20 Novembre 2012 at 13:40

    Leggendo l’articolo di Lucilla Crainz, mi è parso opportuno fornire qualche informazione in più sulla nostra iniziativa SCAMPIA.
    Il CENTRO HURTADO (dal nome di un missionario gesuita sudamericano vissuto nel secolo scorso), ubicato nel centro di Scampia, comprende una serie di attività formative (IPAM istituto di formazione), associative (centro audiovisivo, biblioteca, internet point), ludiche (giardinaggio, accoglienza bambini), un coro, un gruppo scout, una piccola scuola di musica con una orchestra in formazione, una cooperativa LA ROCCIA che coordina due unità operative 1) una SARTORIA; 2) una CARTOTECNICA, che si suddivide in due attività: la Cartotecnica per la produzione di articoli di cartoleria (cartelle, scatole, portapenne, blocknotes) ed una Legatoria (la bottega artigiana per il libro). Padre Fabrizio Valletti S.J. è il vero motore di questo bellissimo insieme. Alcuni anni fa un gruppo di ex alunni dell’Istituto Massimo, tutti appartenenti al gruppo scout ROMA V, venuto a sapere di questa realtà, in più ubicata a Scampia, nota più per gli esempi di malavita, che per iniziative meritorie quale il recupero di giovani ed il loro avviamento alla formazione e quindi ad un lavoro impostato correttamente sotto tutti gli aspetti, si è fatto carico di un supporto finanziario sistematico e di una partecipazione (di alcuni del gruppo) per un miglioramento organizzativo delle due unità operative de LA ROCCIA. Qual è l’obbiettivo che il gruppo si è proposto? Creare possibilità di lavoro in via sistematica per le due unità. Quindi ben vengano collaborazioni per ordini alle produzioni.
    Le responsabili, in loco, sono Francesca De Geronimo per la Sartoria – indirizzo mail: CoopLaroccia@gmail.com
    Emilia Mango per la Cartotecnica – indirizzo mail: legatoria2009@libero.it.
    Per chi può essere interessato ai contatti, prego far riferimento a questa mail per maggior rapidità. Consultare anche la pagina “fatto@scampia” di recente pubblicazione. Dove “fatto” sta a testimoniare la determinazione nel dimostrare che le cose buone si possono fare quando si vogliono fare. E’ inoltre in allestimento un sito per le vendite on line e i primi di dicembre si terrà un’esposizione per la vendita dei prodotti.
    Grazie per l’attenzione che vorrete dedicare all’iniziativa.
    Giuseppe Vicentini

  2. Vincenzo Fontana
    26 Settembre 2012 at 15:31

    interessante!!Chissà perché in Italia gli unici edifici abbattuti sono quelli di autore legali e costruiti coi soldi nostri, non è colpa di Di Salvo, né nostra se dentro ci si è installata la camorra e come ovunque in Italia nessuno pensa alla manutenzione; tanto meno chi ci abita.

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