Diario di una vacanza.
Questa volta sarò personale…anzi molto personale.
Partenza da Roma il 30 luglio un caldo asfissiante. Direzione Punta Ala e poi in barca per….. dove ci porterà il vento.
Ed eccolo, infame sollevando grandi onde, ci afferra nella traversata verso l‘Elba. La falchetta sempre sotto acqua, la prua che crea enormi ondate quando non sparisce. La barca talmente inclinata che sto in piedi di traverso.
Due ore e mezzo di terrore. Non per il mare grossissimo, per le onde, per il vento, ma per il terrore che il comandante finisca in mare. Che faccio? Ho visto l’Odissea pochi giorni prima. Mi sento Ulisse all’aprirsi dell’otre dei venti.
Prego tutti i santi, giuro che sarò buona, cerco di proteggere dagli schizzi l’occhio appena operato di cataratta. «Mi raccomando ancora per una settimana non lo bagni al mare». Ricordo, mentre un’ennesima ondata mi inzuppa dalla testa ai piedi. Giuro e stragiuro: mai più in due da soli in barca.
Poi tutto si placa. Il giorno dopo sono tranquilla.
Dalla rada dobbiamo scendere per fare un po di spesa… ma il tender
giace coi lati sgonfiotti. Ha ceduto agli anni.
Sembra impossibile montare il fuoribordo. Ci avventuriamo a remi e non è vicinissimo. Io seduta sul fondo per non gravare sui lati sgonfi. Sì, ma al momento di balzare sul molo non riesco a uscire dal mio nido. I gomiti su cui cerco di far leva sprofondano nel bordo sgonfio. Un signore che mi vede annaspare «Signora le posso dare una mano?» «Anche due» rispondo. Alzo le braccia e mi estrae. Il comandante invece rifiuta l’aiuto e balza a terra.
«Ma quanti anni avete?»
«166 in due» la risposta.
Il comandante poi si pente di aver confessato la nostra eta. Dovevamo dire 40 (lui) e sessanta (io).
Ma avremmo dovuto avere una vita molto sofferta!
Il caldo è feroce. L’acqua è calda. Invece di assistere alle solite lente e sofferte immersioni centimetro dopo centimetro, le barche no
n fanno in tempo a gettare l’ancora che tutti schizzano in acqua come tappi di champagne e si sta ore ed ore a chiacchierare in acqua sorretti da piccoli galleggianti. Le allegre comari di Windsor.
Nella prossima rada arriviamo con al seguito il tender tristemente floscio. Una signora ci chiede se ci siamo accorti che il tender ha qualche problema. Sì grazie! Anziani ma non completamente rimbecilliti.
Dopo un’ora che siamo rilassati, si avvicina un tender con due signori: «Siamo venuti a ripararvi il gommone.»
Lavorano per due ore con colle e mastici e toppe. Sembra tutto a posto anche se il giorno dopo sarà di nuovo sgonfiotto.
Che gentilezza! Siamo colpiti. Forse si sarà sparsa la voce che naviga per l’Elba un equipaggio di due… anziani.
Se li incontrate… aiutateli.

