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La Lampadina - n. 145 ::: Luglio/Agosto 2026

Cari Lettori,
il tempo esiste? è una convenzione, e come tale è gestita dalle nostre percezioni, non è univoco, si muove in molteplici direzioni, può essere a spirale, ciclico, lineare... o addirittura fermo. Certamente il concetto di tempo meriterà un articolo ad hoc nei prossimi numeri della Lampadina!
In effetti, di questo si parla nella nostra newsletter che leggerete in vacanza, tra un tuffo e una passeggiata, in un otium che spero sia riveli piacevole e ristoratore.
Il tempo che passa, e trasforma luoghi e cose, come nel caso di Hashima, o quello analizzato da Beatrice, il tempo elastico, che sembra trascorra a velocità opposte, a seconda del nostro status percettivo.
O ancora scritti e oggetti che oltrepassano il tempo e rimangono vigili testimoni di pensatori e artisti, a Voi la lettura, ci ritroviamo a settembre!
ICH

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Mercoledi, 29 luglio 2026

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


ARTE – La creazione di Adamo, uno dei tanti misteri!
Articolo di Marguerite de Merode Pratesi

Così annota Michelangelo in una memoria del 10 maggio 1508: “Ricordo chome oggi, questo 10 di Maggio nel mille cinquecento octo, io Michelagnolo scultore ho ricevuto dalla Santità del nostro Santo Papa Julio secondo, duchati cinquecento per conto della pictura della volta della Chapella di Papa Sisto, per la quale chomincio oggi allavorare.”

Roma è all'alba di una nuova stagione. Con l'elezione di Giulio II (Giuliano della Rovere), la città torna al centro di un ambizioso progetto di rinascita destinato a restituirle il ruolo di cuore della cristianità. Il simbolo più grandioso di questa visione sarà la nuova Basilica di San Pietro, emblema del rinnovato prestigio della Chiesa.
Anche la Cappella Sistina sarà chiamata a riflettere questa nuova grandezza. La sua volta, decorata da Pier Matteo d'Amelia con il tradizionale cielo blu di lapislazzuli punteggiato di stelle, è gravemente danneggiata da una grande crepa. Giulio II coglie l'occasione per commissionare un nuovo e più ambizioso progetto e decide di incaricare l’artista più in voga del momento: uno scultore, Michelangelo Buonarroti, già considerato uno dei più grandi artisti del suo tempo. Ha da poco realizzato la Pietà e il David, opere che ne hanno consacrato il talento.
Buonarroti, la cui indole è decisamente orientata verso la scultura, accetta con riluttanza l'incarico che gli viene affidato. Eppure la sua decisione avrebbe cambiato per sempre la storia dell'arte. Dalla sua mano nascerà una delle imprese artistiche più straordinarie di tutti i tempi: la volta affrescata della Cappella Sistina.
Quando, il 1º novembre 1512, Michelangelo svela finalmente la volta dopo quattro anni di faticoso lavoro, papa Giulio II e i prelati della Chiesa restano profondamente colpiti dalla potenza del ciclo di affreschi realizzato dall'artista fiorentino.
Da allora, chiunque entri nella Cappella Sistina e alzi lo sguardo verso quella volta continua a provare lo stesso senso di meraviglia di fronte alla grandezza dell'opera.
Comunque non voglio soffermarmi sulle opere dell’artista, ormai studiate e conosciute in ogni dettaglio. Vorrei invece condividere una particolare scoperta letta su una rivista inglese, che fa ancora discutere ma che devo dire mi ha molto incuriosita.
Si sa che Michelangelo, all'età di diciassette anni, dopo la morte del suo protettore Lorenzo de' Medici, viene ospitato nel convento di Santa Maria del Santo Spirito, a Firenze.
In quel contesto ha la possibilità di studiare l'anatomia attraverso la dissezione dei cadaveri provenienti dall'ospedale del convento. Ed è proprio questa straordinaria conoscenza dell'anatomia che, quasi cinque secoli dopo, spinge uno studioso a proporre una sorprendente interpretazione di uno dei più celebri affreschi della volta: La Creazione di Adamo rappresenta infatti il vertice dell'intero ciclo. La composizione si sviluppa su uno sfondo essenziale, quasi privo di elementi paesaggistici.
A sinistra Adamo è disteso sulla terra, in attesa della scintilla vitale. Dio Padre, a destra, appare avvolto in un ampio mantello rosso, circondato da numerosi angeli. Il corpo di Dio è rappresentato in pieno movimento, con il braccio teso. Sta per compiersi il passaggio della vita da Dio all'uomo.
Nel 1990 Frank Lynn Meshberger, un medico statunitense appassionato dei rapporti tra medicina, anatomia e arte, individua alcuni possibili simboli nascosti osservando la Creazione di Adamo. Viene colpito dalla somiglianza del mantello con la sezione di un cervello umano e inizia ad analizzare l'immagine in modo sistematico, confrontandola con tavole di neuroanatomia. La sua formazione di anatomista gli permette di riconoscere una forma che ad altri era sfuggita.
Pubblica la sua ricerca nel 1990 sul Journal of the American Medical Association. Nelle sue osservazioni fa riferimento a diversi particolari, tra cui le pieghe del tessuto e la disposizione degli angeli, che sembrerebbero coincidere con importanti strutture anatomiche come il cervello, il tronco encefalico e le arterie. La composizione è costruita sull'equilibrio tra quiete e movimento: Adamo rappresenta la passività della creatura in attesa della vita, mentre Dio incarna la forza creatrice.
Il contrasto tra queste due energie rende ancora più intenso il gesto delle mani, diventato uno dei simboli più celebri della storia dell'arte.
Secondo questa interpretazione, il più grande dono che Dio trasmette ad Adamo non sarebbe semplicemente la vita, ma l'intelligenza, la coscienza, la ragione e la capacità di creare. In altre parole, il celebre gesto delle due mani quasi a sfiorarsi rappresenterebbe non solo l'atto della creazione dell'uomo, ma anche la trasmissione della mente umana.
Lascio a ciascuno di voi la libertà di accettare o meno questa affascinante ipotesi.

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«Senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un’idea completa di ciò che un uomo è capace di raggiungere.»

Johann Wolfgang von Goethe

STORIA – Un mondo finito: l’isola di Hashima in Giappone
Articolo di Carlo Verga

A prima vista sembra una nave da guerra in mezzo al mare, il suo soprannome è Gunkanjima, "l'isola‑corazzata".
Hashima è un grande scoglio lungo 480 metri e largo appena 150, che nel corso del Novecento è diventato uno dei luoghi più densamente popolati del pianeta, si trova a 18 chilometri da Nagasaki, nel sud del Giappone.
La prima volta che ho saputo della sua esistenza, perché l'avevo visto al cinema, in un film di James Bond, pensavo fosse un set costruito per una scena di guerra. Poi qualche giorno fa un servizio televisivo l'ha mostrata come simbolo inquietante di ciò che potrebbe restare del nostro mondo se l'umanità scomparisse: in soli trentacinque anni e come la natura si riprenderebbe tutto.
L'interesse per Hashima dalle aziende giapponesi iniziò intorno al 1810, quando nel sottosuolo vennero individuati ricchi giacimenti di carbone. Solo nel 1887 si avviarono i primi progetti di estrazione e nel 1890 la Mitsubishi acquistò l'isola, con un obiettivo preciso: fornire energia alla città di Nagasaki, allora in piena espansione.
Per far funzionare la miniera servivano centinaia di lavoratori. L'isola venne quindi ampliata artificialmente in sei fasi, fino ad assumere la forma compatta e murata che conosciamo oggi. Sorsero condomìni, scuole, negozi, templi, un ospedale, un cinema, una palestra, perfino un campo da baseball e una "casa chiusa". Una città completa, compressa in 0,063 km².
Durante la Seconda guerra mondiale Hashima divenne un campo di lavoro forzato. Prigionieri cinesi e coreani furono costretti a lavorare nelle gallerie al posto dei minatori giapponesi richiamati al fronte. Le condizioni erano durissime e molti non sopravvissero. Guarda su Netflix The Battleship Island (titolo originale:  군함도 / Gunhamdo), un film sudcoreano del 2017).
Negli anni Cinquanta la miniera tornò a pieno regime. Nel 1959 l'isola raggiunse il suo record: oltre 5.000 abitanti, pari a 1.391 persone per ettaro, una delle densità più alte, al mondo, mai registrate.
La parte nord‑ovest era residenziale, con edifici di più piani; la parte sud‑est ospitava l'impianto minerario, con gallerie che scendevano oltre un chilometro sotto il livello del mare. Si stima che più di 200 minatori abbiano perso la vita nel corso degli anni. Le abitazioni erano assegnate secondo una rigida gerarchia sociale, i minatori celibi monolocali essenziali, i minatori con famiglia bilocali con servizi condivisi, personale tecnico e insegnanti bilocali con cucina e bagno privati, dirigenti appartamenti più ampi e indipendenti.
Nel 1916 era stato costruito anche il primo condominio in cemento armato del Giappone, ancora oggi un relitto del passato industriale. Con la crisi del carbone, la Mitsubishi decise di chiudere la miniera. Nel 1974 l'impianto cessò ogni attività e in soli quattro mesi l'intera popolazione lasciò l'isola. Hashima rimase così, improvvisamente, vuota.
Per anni fu vietato l'accesso, a causa del pericolo di crolli. Nel 2002 l'isola passò alla città di Takashima e nel 2009 il governo giapponese revocò il divieto, permettendo al regista svedese Thomas Nordanstad di girare un documentario insieme a un ex abitante. La conclusione del film era chiara: quando l'uomo scompare, la natura si riprende tutto.
Oggi Hashima è visitabile solo in parte, ed è considerata Patrimonio dell'Umanità come testimonianza della storia industriale giapponese. Hashima è un luogo inquietante. Rappresenta la corsa dell'uomo verso il progresso, la sua capacità di costruire città impossibili, ma anche la fragilità di tutto ciò che creiamo. In pochi decenni, un mondo densissimo di vita è diventato un relitto silenzioso, divorato dal vento e dal mare.

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«
La nostra sovracrescita economica si scontra con i limiti della finitezza della biosfera. La capacità rigeneratrice della terra non riesce più a seguire la domanda: l’uomo trasforma le risorse in rifiuti più rapidamente di quanto la natura sia in grado di trasformare questi rifiuti in nuove risorse.».

Serge Latouche

In memoria di Marco Patriarca
Con la scomparsa di Marco Patriarca perdiamo una figura di raro spessore umano e culturale. 

Professore universitario, pensatore, storico, politologo, scrittore e romanziere, ha dedicato la propria vita allo studio, alla ricerca e alla diffusione della conoscenza, sempre animato da una profonda curiosità intellettuale e da un autentico amore per la verità storica.
Marco ha saputo mettere il proprio pensiero e il frutto dei suoi studi al servizio delle numerose realtà culturali con cui ha collaborato, offrendo sempre il suo contributo con competenza e passione.
Per molti è stato un maestro; per altri un collega stimato; per tanti un interlocutore brillante e appassionato. Per chi ha avuto il privilegio di conoscerlo da vicino, è stato soprattutto un amico leale, presente, capace di ascoltare, incoraggiare e condividere idee e progetti con entusiasmo contagioso.
La sua eredità non risiede soltanto nei libri che ha scritto, negli studi che ha pubblicato o nelle conferenze che ha tenuto, ma anche nelle relazioni umane che ha costruito e nell’impronta che ha lasciato nelle persone che lo hanno incontrato lungo il cammino.
Oggi lo salutiamo con gratitudine e affetto. Rimangono il ricordo della sua intelligenza, della sua cultura e della sua amicizia, ma soprattutto l’esempio di una vita vissuta con passione, impegno e generosità.
Ciao Marco. La tua voce si è spenta, ma il tuo pensiero continuerà ad accompagnare quanti hanno avuto la fortuna di condividere con te un tratto di strada.
Ranieri Ricci

ABBIAMO OSPITI/GEOPOLITICA – Europa: da Leone XIII a Leone XIV
Articolo di Marco A. Patriarca, Autore Ospite de La Lampadina

Marco ci aveva mandato uno suo scritto, coma faceva spesso e siamo felici di poter condividere con Voi le Sue riflessioni sempre attente, dotte ed equilibrate.
Buona lettura.
La Redazione

Fino a qualche settimana fa sembrava che nulla avrebbe risparmiato l’umanità in questo scorcio del ventunesimo secolo: l’America pareva in totale involuzione, e così il suo ruolo mondiale, l’Europa burocratica politicamente inutile, il criminale di guerra Putin vincente in Ucraina, Gaza immersa nel sangue e la Via della Seta cinese felicemente in cammino verso il dominio commerciale del mondo.

Improvvisamente due eventi provenienti da un’area geografica intellettuale e planetaria dalla quale nulla di nuovo ci si sarebbe atteso, hanno sconvolto la totale negatività di questo quadro: l’eco mondiale della scomparsa di Papa Francesco e la testimonianza popolare, religiosa e morale che ha ricevuto; e, pochi giorni dopo, quando dal balcone della Basilica di San Pietro una folla immensa, che esondava dal colonnato del Bernini, sono risuonate le parole «Adnuntio vobis magnum gaudium, habemus Papam», quel quadro era già cambiato.
Quando poi è seguito il nome dell’Eminentia reverendissima Robert Prevost con il nome, di Leone XIV, la folla accalcata nella piazza è esplosa di gioia sbalordita dalla scelta del primo Papa americano della storia della Chiesa; un Papa che, fin dalla scelta del nome, mostrava di sottolinearne la storia.
Quale Leone? molti si sono subito chiesti:
San Leone Magno che nel 472 d.C. fermò Attila o Leone XIII autore della Rerum Novarum del 1891? pensava a Putin o alla riforma della dottrina sociale della Chiesa?
Sembrava inoltre stupefacente che nelle circostanze attuali del mondo fosse stato eletto un Papa americano. La sua statura personale, spirituale, ecclesiale e intellettuale, subito emersa, ha stupito i media mondiali ed ha avuto un duplice effetto: da una parte ha ridimensionato quella dei molti capi di Stato in carica nel mondo, e dall’altra ha segnalato a chi di dovere che l’americano più famoso del mondo non è più il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ma il Papa di Roma Leone XIV.
La straordinarietà di tali due eventi che hanno messo Roma al centro dell’attenzione del mondo avvengono in un’era ormai da tempo influenzata da una tempesta mediatico-digitale che dello stato del nostro pianeta sembra propagare esclusivamente tutti gli orrori: crudeltà inaudite violenza urbana, pulizie etniche e vendette religiose; un campionario di governi-canaglia di tutto il campionario politologico del mondo. Tutto ciò avviene mentre i grandi della Terra, per nulla grandi, sono quasi tutti alle prese con i mille problemi irrisolti che si accavallano, impensabili solo pochi anni addietro; due guerre devastanti inarrestabili: quella criminale russa contro l’Ucraina, il massacro disumano perpetrato da Hamas contro 1340 civili israeliani e la devastante controffensiva di Israele, anch’essa criminale poiché svolta nel dispregio totale di ogni regola giuridica, umanitaria e rispettosa dei civili; oltre ad altri 45 conflitti.
Inoltre, stiamo vivendo il dramma umano e politico dell’immigrazione, della nuova povertà, del diritto internazionale calpestato e dell’ ONU quasi inservibile, di un’Unione Europea da reinventare mentre mezzo mondo è alle prese con l’imprevedibile protervia di Donald Trump che, fra infauste decisioni dirompenti e retromarce spettacolari, ha finora sconvolto ciò che resta di un precario ordine mondiale in bilico fra diritto e mercato, fra geopolitica e geoeconomia, denigrando il primo e gettando nel caos il secondo.
Frattanto i giovani super-interconnessi, nei paesi ricchi respirano pessimismo esistenziale; non sembrano guardare al futuro; tenuto conto che ai nostri tempi aleggiano parole odiose come fascismo, populismo o anarchia, che denotano negatività politiche tornate a fare parte di un lessico politico eversivo dello Stato di diritto e spesso non mostrano un grammo di gratitudine verso le società, le più aperte, libere e stimolanti della storia, nelle quali vivono, dovrebbero meritare parole e di verità, comprensibili volte al futuro.
D’altronde, troppe aspettative di questi ultimi anni si sono rivelate deludenti: la governance della globalizzazione, l’efficacia della NATO, l’invasione planetaria della Via della Seta cinese, il totale fallimento in Medio Oriente degli Abraham Accords di Donald Trump del 2020; per nulla dire delle garanzie d’integrità territoriale e di sicurezza dell’Ucraina offerte da Putin e dagli alleati occidentali nel 1994 ignobilmente tradite, o quelle più recenti assicurate al Sudan.
È presto per dire se l’elezione al soglio di Pietro di un Papa americano di eccellenza spirituale, intellettuale politica, originario di quattro nazioni diverse, oltre a lavorare per la pace, possa in qualche modo riportare il buonsenso in America, oltre a favorire un clima, non solo simbolico ma costruttivo per rinnovare l’alleanza dell’Occidente cristiano e il rinnovamento del ruolo mondiale dell’Europa.
Tenuto conto che Leone XIV afferma esplicitamente di presentarsi al mondo come erede di Leone XIII, l’autore della rivoluzionaria enciclica Rerum Novarum (1891), un’enciclica che alla fine del’ 900 portò non solo la modernità nella Chiesa Cattolica ma la Chiesa cattolica nella modernità.
Il Papa Pecci, Leone XIII infatti, mentre condannava il socialismo e ogni materialismo, delineava con espressioni inequivocabili non solo le prescrizioni della dottrina sociale della Chiesa da divulgare in tutto il mondo, ma invocava riforme nel lavoro, nei sindacati e nella cooperazione e la giustizia distributiva nell’ambito di una economia di mercato. Di fatto liberava così la filosofia politica cattolica dall’antica condanna papale degli “errori del liberalismo.” Per questo sarebbe un errore limitare l’interesse di Leone XIV alla Dottrina sociale della Chiesa della Rerum Novarum.
Nella seconda metà dell’Ottocento, sotto l’influenza del cardinale irlandese John Henry Newman, promotore del cosiddetto Oxford Movement dei cattolici inglesi (ignorato a Roma), circolava nella Chiesa l’accettazione di fatto del liberalismo politico (ma non religioso) di origine inglese che si stava consolidando in tutta Europa.
Anche se nella Rerum Novarum non se ne fa menzione, lo spirito di quel testo comportava l’accettazione dell’economia libera di mercato (fondata sullo Stato di diritto) e ciò che impropriamente identifichiamo con il capitalismo (fondato sul denaro).
“Il capitale - afferma il testo -non può stare senza il lavoro, né il lavoro senza il capitale. La concordia fra i due fa la bellezza e l’ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto non può dare che confusione e barbarie. Bisogna comporre il dissidio, anzi svelarne le stesse radici..”
Altre espressioni inoltre sembrano addirittura rievocare alcune espressioni della Teoria dei Sentimenti morali di Adam Smith (1723-1790) e confermano che il liberalismo che traspare da quel testo è accettabile se rispettoso del mondo del lavoro, della persona, dei diritti umani nello spirito dell’antica liberalitas romana rinnovata dall’umanesimo cristiano. È appena il caso di notare come un tale spirito liberale continua ad essere tradito da forme di capitalismo selvaggio, poteri finanziari fuori misura, sfruttamento nel lavoro, monopoli economici, ingiustizia fiscale, reati finanziari, oligarchie tecnocratiche e mediatiche, aggressività politica e territoriale, dispregio delle istituzioni democratiche e il il perdurante assalto industriale dell’ambiente; mali di cui tutti i paesi industriali sono responsabili; non ultimi gli Stati Uniti d’America immemori dell’antico ammonimento di Alexis de Tocqueville sulle esagerazioni americane, sul pericolo da lui temuto della Thyrannie de la Majorité e dell’auspicio di John F. Kennedy di una «Società dove i deboli sono al sicuro e i forti sono giusti.»
Il richiamo a quell’enciclica inoltre, non può non ricordarci l’effetto planetario che il suo contenuto ebbe nell’Europa industriale già fortemente tecnocratica di fine’800, politicamente immersa nel caos post-rivoluzionario, nei drammi del colonialismo e nel pieno della sua grande rivoluzione industriale; mentre i governi in carica tentavano di costruire un possibile nuovo ordine mondiale adatto ai nuovi tempi in una situazione di incertezza non troppo diversa da quella odierna.
Ricordiamo che la Francia coloniale e militarista era avvolta ancora nella vergognosa vicenda dell’Affaire Dreyfus, gli italiani, elettori ed eletti ancora politicamente paralizzati dal Sillabo emanato da Pio IX, la Germania di Bismarck era già sul piede di un regime autoritario anche se socialmente riformatore; lo zar Nicola Romanov, come oggi Vladimir Putin, continuava a sbagliare secolo in perenne conflitto con gli Stati vicini; la Cina era ancora immersa nella terrificante Rivolta dei Boxers contro le potenze occidentali; mentre l’Inghilterra vittoriana e liberale, che aveva provocato con l’ignobile Guerra dell’Oppio, in Europa promuoveva costituzioni liberali come quelle della Grecia, del Belgio (1830) e Lord Palmerston, aveva favorito in ogni modo il Risorgimento italiano.
In quanto agli Stati Uniti la Chiesa Cattolica americana, allora di circa 8-9 milioni di fedeli, non ebbe mai influenza diretta sul mondo dei lavoro; tuttavia quasi tutti i sindacati, (seguendo il parroco Michael Mc Givney a New York) fecero della Rerum Novarum la bandiera per nuove battaglie in difesa del lavoro, dei salari e contro le concentrazioni capitalistiche. In merito, il nuovo Papa americano non potrà mancare di far sentire la sua voce ai cattolici americani di oggi che sono diventati 71 milioni.
L’esplicita riscoperta della Rerum Novarum da parte di un pontefice potrà non avere un’influenza diretta in molti paesi; sarebbe però sbagliato sottovalutarne il significato ovunque nel mondo. In Europa il messaggio del nuovo Papa, e il suo attento uso delle parole, comprese le loro implicazioni politiche, potrebbe avere un effetto salutare anche nella ricomposizione dell’Unione Europea. Il significato simbolico di Roma infatti, dovrebbe di nuovo ricordare ai cittadini europei che la più importante aspettativa di progresso e di pace, la cui invocazione è stata così esplicitamente espressa dalle prime parole di Leone XIV, è avvenuta nel dopoguerra con il Trattato Roma del 25 Marzo del 1957; un’aspettativa di civiltà non solo economica, che i sovranisti europei rischiano di disperdere, incuranti di quanto la civiltà europea abbia ancora da offrire a un mondo più che mai minacciato dalla prepotenza e dalla barbarie.

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«Abbiamo posto nelle mani di Dio il desiderio di eleggere il nuovo successore di Pietro, il Vescovo di Roma, un pastore capace di custodire il ricco patrimonio della fede cristiana e, al contempo, di gettare lo sguardo lontano, per andare incontro alle domande, alle inquietudini e alle sfide di oggi.»

Papa Leone XIV

ABBIAMO OSPITI/ – NEUROSCIENZE – Perchè il tempo vola, tranne quando hai fretta. Breve guida neuroscientifica alle ore elastiche
Articolo di Beatrice Cito Filomarino, Autore Ospite de La Lampadina

Ieri mattina ero alla Stazione Tiburtina, in attesa del treno 9924 che avrebbe dovuto portarmi a Milano in tre ore. Guardo il tabellone: 5 minuti di ritardo. Poco male. Poi diventano 20, 30, 40, 60… fino a 140. E infine 180!
Nel frattempo, credo di aver controllato l’orologio almeno cinquanta volte. Il tempo non passava mai. Le mie ginocchia iniziavano a protestare e ogni minuto sembrava avere un peso specifico tutto suo. Qualche ora dopo (troppe!) però, ero a Milano, a festeggiare i 70 anni di mio fratello, circondata da familiari e amici. E lì, la serata è volata. Non ho mai guardato il mio Swatch.
Stesso giorno, stesso cervello. Due esperienze opposte del tempo. E allora viene da chiedersi: cos'è successo davvero a quelle ore?
Spoiler (pare si dica così!): il tempo non è cambiato. È cambiato il modo in cui il mio cervello lo ha costruito. Perché il tempo, almeno quello che viviamo, non è qualcosa che si limita a scorrere. È qualcosa che il cervello interpreta, rielabora e, a volte, distorce.
Una dimostrazione affascinante arriva da un esperimento tanto semplice quanto geniale: il cosiddetto oddball effect.

In uno studio del 2004, il neuroscienziato David Tse ha mostrato ai partecipanti una sequenza di immagini tutte uguali, intervallate da una diversa. Risultato? L’immagine “strana” veniva percepita come più lunga, anche se durava esattamente quanto le altre. Il tempo non si era dilatato. Era l’attenzione ad averlo fatto.
Secondo il modello proposto negli anni ’60 dallo psicologo Michel Treisman, il cervello funzionerebbe un po’ come un orologio interno: una sorta di “contatore” che accumula impulsi. Più attenzione prestiamo al tempo, più impulsi registriamo e più lungo ci sembra l’intervallo. Ecco perché l’attesa in stazione può trasformarsi in un’esperienza quasi esistenziale: non succede nulla, quindi il cervello si concentra sul tempo che passa. E ogni minuto, improvvisamente, pesa. Al contrario, quando siamo immersi in qualcosa che ci coinvolge davvero, accade l’opposto.
Lo psicologo Mihály Csíkszentmihályi ha chiamato questo stato “flow”: una condizione in cui siamo così concentrati da perdere completamente la percezione del tempo. In uno studio del 1990, ha osservato che le persone in stato di flow tendevano sistematicamente a sottostimare la durata delle attività. Traduzione: quando stiamo bene, il cervello smette di controllare l’orologio.
Riuscite a ricordare qualche vostro momento di flow?
A me, da giovane, succedeva, ad esempio, quando sviluppavo le mie fotografie in camera oscura, dove mi capitava spesso di scambiare ore per minuti!
Fin qui, però, abbiamo parlato del tempo mentre accade. Ma c’è un secondo livello, ancora più sorprendente: il tempo che ricordiamo.
Ripensando a ieri, l’attesa in stazione mi sembra lunghissima. Ma la serata? Densa, piena, quasi espansa. Negli anni ’60, lo psicologo Robert Ornstein propose un’idea semplice e rivoluzionaria: la durata percepita dipende dalla quantità di informazioni immagazzinate. Più un’esperienza è ricca di dettagli, più spazio occupa nella memoria, e più lunga ci sembra a posteriori. Studi più recenti, come quelli del neuroscienziato David Eagleman, confermano questa intuizione: quando siamo esposti a qualcosa di nuovo, il cervello registra più informazioni. E questa “densità” di ricordi, nel momento in cui li richiamiamo, espande il tempo. Ecco perché, da bambini, le estati sembravano infinite. Non era (solo) magia. Era neuroscienza.
Nei primi anni di vita, tutto è nuovo: luoghi, parole, esperienze. Il cervello è in modalità di esplorazione continua. Crescendo, invece, le giornate iniziano ad assomigliarsi. E il cervello, per efficienza, smette di registrare ogni dettaglio. Meno novità, meno memoria, meno tempo.
C’è anche un’altra ipotesi, più controintuitiva, proposta da Adrian Bejan: ogni anno rappresenta una frazione sempre più piccola della nostra vita complessiva. A dieci anni, un anno rappresenta il 10% della nostra esistenza; a cinquanta, solo il 2%. Come se il tempo non solo passasse, ma si “accorciasse”. Naturalmente, in tutto questo non poteva mancare la chimica. Neurotrasmettitori come la dopamina, coinvolta nella motivazione e nella ricompensa, giocano un ruolo chiave nella percezione del tempo. Studi su pazienti con malattie neurologiche mostrano che le alterazioni nei suoi livelli possono modificare la velocità dell’orologio interno. In altre parole: il tempo passa anche attraverso la biochimica.
A questo punto, la domanda diventa inevitabile: possiamo farci qualcosa? In parte sì. Non possiamo rallentare il tempo reale (nemmeno in stazione), ma possiamo influenzare quello percepito. Cercare esperienze nuove, cambiare routine, prestare attenzione ai dettagli: sono piccoli modi per “allungare” il tempo, almeno nei nostri ricordi. Perché in fondo il tempo non è solo quello che passa. È quello che riusciamo a trattenere.
E voi? Quando è stata l’ultima volta che cinque minuti vi sono sembrati un’eternità?

Bibliografia

Filmografia

Cosa vedere per continuare a giocare con il tempo, anche fuori dal cervello:

  • Inception, Christopher Nolan (il tempo si dilata e si stratifica nei sogni)
  • Interstellar, Christopher Nolan (tempo fisico vs tempo vissuto)
  • Groundhog Day, Harold Ramis (la ripetizione che altera la percezione del tempo)
  • Arrival, Denis Villeneuve (tempo e linguaggio)
  • Boyhood, Richard Linklater (il tempo che scorre quasi senza che ce ne accorgiamo).

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«La funzione dell’artista creativo consiste nel creare delle leggi, non nel seguire quelle già formulate.»

Ferruccio Busoni

ARTE – Cleto Munari, arrivederci!
Articolo di Pucci Rastrelli Biffi

Cleto Munari designer è morto giovedì 18 giugno a 95 anni.
Era nato a Gorizia nel 1930, ha avuto la fortuna di abitare alla Rotonda, la più bella Villa del Palladio e sin dall'infanzia ha goduto dell'equilibrio e della forma essenziale della Bellezza.
Inizia la sua carriera di artigiano riproducendo in argento oggetti creati da grandi artisti fra i quali Kasimir Malevic con la sua famosa teiera a forma di locomotiva ordinata a suo tempo da Iosif Stalin, diventata in seguito oggetto iconico presente nei grandi musei tra cui il Moma a New York.
Per Carlo Scarpa, suo maestro, produce un servizio di posate e comincia anche a disegnare oggetti per l'arredamento che lo vedono collaborare con Mendini, Sottsass e Botta.
Diventa amico di artisti come Cucchi, Chia e Palladino e con ciascuno di loro crea oggetti come vasi, gioielli e tappeti.
Realizza una serie di penne stilografiche dando a ognuna il nome di un premio Nobel della letteratura, Saramago, Nagib Mahfuz, Tony Morrison e Saul Bellow, gli manca un nome per completare la serie The five pens.
É a questo punto che incontro Munari: una sera, a cena, in un vecchio chiostro lo trovo accanto a me vicino di tavola. Chiacchieriamo, mi prende in giro come cittadina di Vicenza "giramondo" e mi lancia una sfida: fra le mie conoscenze non c'è "per caso" un premio Nobel per la letteratura che gli permetterebbe di ultimare la sua collezione di penne stilografiche?
Povero Cleto, non sapeva che il mio primo sport è stato il fioretto e che quando uno mi attacca io contrattacco... ho fatto a Cleto Munari immediatamente il nome di Wule Sohinka, Nobel della letteratura nigeriano e ho lasciato Munari senza parole. Con Sohinka Munari è riuscito a terminare la sua fantastica selezione di penne stilografiche e quindi la sua collezione.
Cleto Munari ha amato la Nobile Arte del vetro, ha comperato una fornace e ha suggerito ai maestri di Murano di soffiare per lui la "variazione dei vetri del Veronese".
Ha avuto una casa a Venezia sul Canal Grande dove ha ospitato "il mondo"!
A Vicenza dove ha abitato dal 2000 ha fatto una mostra al Museo della città che racchiude il meglio della sua produzione nel 2017.
Ha portato le sue mostre nel mondo dagli Stati Uniti alla Corea della Lettonia al Belgio. É stato insignito della medaglia d'oro di cittadino benemerito. Ha anche iniziato un progetto in Cina viaggiando diverse volte su Pechino e Shanghai tornando sempre più entusiasmo.
Ora riposa con il suo progetto sospeso delle Panchine d'arte nei luoghi del Palladio.

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«E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava.»

Luigi Pirandello

COSTUME – Ahimè poveri turisti!
Articolo di Lalli Theodoli

Ma come poveri? Semmai uno sguardo invidioso. Beati loro in giro per il mondo mentre noi qui a lavorare.
Così pensavamo guardando i pochi turisti che giravano felici per la nostra bellissima città. Camminavano svelti, curiosi, energici.
Venivano per lo più dagli Stati Uniti, pochi dai paesi del nord. Nessuno, o quasi, dall‘Asia.
Nella media non proprio eleganti, secondo i nostri canoni europei, ma sicuramente dignitosi. A parte coppie di bellissimi ed elegantissimi che uscivano dall’Hassler accompagnati dai mille inchini del portiere.
Alcuni approfittavano delle ore fresche del mattino per fare jogging. In pantaloncini e maglietta li vedevamo percorrere Via Sistina per poi raggiungere Villa Borghese e il giardino del Lago.
Altri tempi, altri climi.
Ma lo sguardo invidioso non c è più. E come potrebbe?
Orde di turisti accaldati, non abbronzati ma ustionati dal sole che ha lasciato segni violacei sulle loro spalle e sul loro viso. Con enormi scarpe che chiudono piedi bollenti che, invece, anelerebbero a sandaletti aperti.
Ventagli che lavorano indefessi. Passi strascicati.
Con questo clima anche la curiosità viene a mancare. Uno sguardo distratto a Fontana di Trevi che si fa invece molto, molto interessato al venditore di acqua.
I ristoranti pieni zeppi, mangiano a tutte le ore, sono rinfrescati da ventilatori che a fatica spargono una lieve pioggia.
I gelatai hanno code interminabili. Tempo fa commentavamo che non ci sarebbe mai stato abbastanza lavoro per loro. In troppi. Uno ogni pochi passi. Avevano invece ragione loro.
La città rimbomba di condizionatori che lavorano a tutta forza per contrastare 38 gradi facendo però diventare le strade ancora più calde.
I residenti si fanno strada a fatica in mezzo a file ininterrotte di visitatori che non si staccano l’uno dall’altro seguendo la guida esausta che brandisce un ombrellino .Non appaiono felici. Non sono belli. Molti obesi. Se si intravede una famiglia carina ci si ferma a guardarla ammirati. Sono una rarità.
Che ricordo avranno di tutto questo? La nostra bellissima città non appare nella sua veste migliore.
I ricchi prenotano visite notturne costosissime per poter vedere le nostre meraviglie al fresco e senza moltitudine pressante.
Ci sentiamo oppressi. Sono troppi.
A piazza Venezia si sta in coda come in autobus per attraversare la strada. A noi, cui non piaceva il monumento a Vittorio Emanuele, sembra incredibile questa ressa. Ma la famigerata “macchina da scrivere” ha un enorme successo.
Ma... da alcuni giorni la città ha riacquistato l’aspetto che aveva anni fa in questa stagione.
Le strade sono quasi vuote.
I pochi turisti camminano tranquilli riparandosi nei lati all’ombra. Nessuna ressa, nessuna coda.
Ma dove sono finiti?
Hanno disdetto i loro viaggi per un clima troppo feroce? Tutti? Adesso? Possibile?
Che stranezza.
Mi sono così trovata ad immaginarli tutti rifugiati dai feroci raggi del sole nelle stazioni e nei tunnel della metropolitana, al fresco, per poi uscire nuovamente al tramonto tutti in fila, come le formiche.
Sarà mica vero????

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FLASH NEWS!

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APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

Ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai Soci de La Lampadina.

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10 - 13 settembre 2026
VENEZIA 61ESIMA  BIENNALE D'ARTE E OLTRE


Come di tradizione torna il nostro appuntamento a Venezia per visitare la 61a della Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, quest'anno titolata In Minor Keys, curata da Koyo Kouoh.
Ci accompagna Ludovico Pratesi anche nelle esposizioni off, in giro per la città lagunare, ma c'è da vedere anche molto altro, come sempre accade a Venezia, si torna pensando già di ritornarci! Tra le cose che visiteremo, a Fondazione Prada Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, Jenny Saville a Ca' Pesaro, un passaggio alla Compagnia della Vela a San Marco, alla SMAC Lee Ufan e Alighero Boetti, Sanya Katarovsky all'Istituto Veneto di Scienze ed Arti, e Jan Fabre alla scuola Grande di san Rocco.

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Venerdì 18 settembre 2026 
Tomba François a Villa Giulia


Scoperta il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, la tomba è scavata nel tufo e composta da trentasette pannelli dipinti e da due cippi litici rinvenuti nel corridoio di accesso. Realizzata tra il 340 e il 320 a.C., rappresenta una delle più alte testimonianze della pittura etrusca e, più in generale, della pittura antica giunta fino a noi.
Il ciclo pittorico del IV secolo a.C. racconta episodi della mitologia greca e della tradizione etrusca, come il sacrificio dei prigionieri Troiani per i funerali di Patroclo o la lotta fratricida tra Eteocle e Polinice, passando per il ritratto di Vel Saties, fondatore e committente della tomba, fino alle lotte tra eroi etruschi con Macstarna, il futuro re Servio Tullio, che libera il condottiero vulcente Celio Vibenna.
La mostra “Il Ritorno degli Eroi” fino al 31 dicembre 2026, dialoga con il ciclo pittorico attraverso oggetti e documenti unici, appartenenti al corredo funerario e provenienti dal Musée du Louvre, dal British Museum, dai Royal Museums of Art and History di Bruxelles, dal Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, dai Musei Vaticani e dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma.

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Giovedì 1 ottobre 2026 - h 12.00
KANDINSKY A PALAZZO BONAPARTE

Kandinsky torna dopo 25 anni di assenza dalla capitale con una mostra monograficache straordinaria che ci permetterà di immergerci nell’universo del padre dell’astrattismo. ripercorrendo le tappe fondamentali della ricerca artistica del grande maestro russo, rivelando come il suo linguaggio pittorico si sia progressivamente svincolato dalla rappresentazione della realtà per approdare a una nuova dimensione fatta di colore, forma e spiritualità. Dalle prime opere ancora legate alla tradizione figurativa e al folklore russo, fino alle celebri composizioni astratte, la mostra di Roma permette di comprendere l’evoluzione di uno dei protagonisti più rivoluzionari dell’arte del Novecento. La costante indagine sul rapporto tra arte e interiorità, unita all’interesse per la musica e per le teorie sul colore, rende l’opera di Kandinsky un terreno di sperimentazione unico, capace di influenzare profondamente non solo la pittura, ma anche l’architettura, il design e le arti contemporanee.

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Giovedì 15 ottobre 2026 - h 17.10
DIEGO RIVERA E LA COSTRUZIONE DELL'ARTE MODERNA IN MESSICO NEL XX SECOLO
A VILLA CAFFARELLI

La mostra è la più grande esposizione sull’arte messicana in Europa negli ultimi decenni, la prima realizzata in Italia su Diego Rivera. Un’intensa retrospettiva dedicata al celebre pittore e muralista messicano, la cui opera rappresenta una cerniera tra tradizione e futuro, capace di dare vita a un linguaggio visivo autonomo e distintivo dell’arte moderna messicana.
Accanto alle opere di Diego Rivera, l’esposizione presenta capolavori di artisti straordinari come Frida Kahlo, José María Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo, Tamayo, Lozano, Montenegro, Ruiz, Dr. Atl, Saturnino Herrán e molti altri. Ad arricchire il percorso alcuni video e scatti suggestivi, tra cui le fotografie di Rivera, immortalato da Tina Modotti. Un gruppo di artisti che ha saputo intrecciare tradizione, avanguardia e pluralità di linguaggi estetici. Il percorso espositivo permette così di ripercorrere le genealogie della modernità messicana, collocando la figura di Rivera al centro di una trama visiva e concettuale in cui la formazione accademica dialoga con la sperimentazione e con una profonda attenzione al presente sociale.

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Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a
appuntamenti@lalampadina.net

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E ANCORA
FLASH NEWS!

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E IL NUOVO POTERE - The Economist avverte: l’AI è ormai troppo potente per restare nelle mani di pochi colossi privati. 
Il futurologo Paul Saffo parla di un nuovo “momento Grozio”: come nel Seicento nacque il diritto internazionale, oggi cyberspazio e AI stanno ridisegnando sovranità e potere. 
Il rischio è duplice: Stati troppo lenti e “dei dell’AI” troppo veloci.

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SUGGERIMENTI "ILLUMINANTI"

DA LEGGERE:

ROTH E ZWEIG: UN’AMICIZIA NELL'OMBRA -Ombre folli raccoglie il carteggio tra Joseph Roth e Stefan Zweig: due voci diversissime, unite dall’esilio e da una lucidità dolorosa mentre l’Europa scivola verso il nazismo. 
Roth vede per primo il “suicidio dell’Europa”; Zweig lo comprende più tardi, ma con identica angoscia. 
Un libro sul passato che parla direttamente al presente

DA VEDERE: Roma-Per tutto il mese di agosto, apertura serale del Parco archeologico del Colosseo, venerdì e sabato, con accesso dalle 19:45 alle 23:30. Il Pantheon prolungherà l’orario di visita ogni giorno dalle 19 alle 23, ad eccezione del giovedì. 

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PENSIERI E PAROLE
di Simonetta Pacini Verga


Scrivo. Qui il silenzio umano è totale. Nessun motore, nessuna voce.
Solo il frinire ritmato di decine e decine di cicale che si alternano nel loro modo di cantare. A turno e con tonalità un po' diverse fanno  da base al silenzio.
Qualche piccola farfalla bianca si posa su nuove margherite gialle spuntate dopo l'ultimo taglio d'erba.
Un moscone si aggira petulante con il tipico ronzio fastidioso.
Passano gli anni, passa la vita ma queste sensazioni appartengono a tutti da sempre e per sempre.
La natura ci accompagna dandoci immagini senza tempo nelle quali ritroviamo i nostri ricordi e delle sensazioni per un sentire che possiamo condividere con chi amiamo.

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DI CHI È QUESTO MURALE? -  All’artista, al proprietario del palazzo o alla città che lo circonda? Nel 2013 Stik ha dipinto Liberty a New York, dedicandola alle battaglie civiche di Tompkins Square Park.
L’opera stava per sparire durante lavori edilizi, ma la pressione del quartiere ha convinto i proprietari a salvarla.
Un caso che mostra come l’arte pubblica viva anche grazie alla comunità che decide di proteggerla.

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WE LOVE ROMA
Le sale cinematografiche
di Lucilla Laureti Crainz

La situazione delle sale oggi a Roma non è molto confortante. Con tanti sforzi gli esercenti stanno cercando di trovare nuove idee per attrarre i pubblico e creano eventi con i registi , gli attori e tutti quelli che gravitano nel mondo del cinema.
E in queste occasioni le sale si riempiono.
Prossimamente riaprirà dopo anni il Fiamma in via bissolati con molte proposte oltre la sala ci sarà una biblioteca, un centro culturale ecc.

Il Majestic dietro piazza Santi Apostoli è stato aperto recentemente, ha due sale da 50 posti arredate da poltrone reclinabili super comode e utilizzerà tutti i mezzi tecnologici più all'avanguardia e cocktail bar .Tutto questo grazie a Richard Borg che ha lavorato per anni nel settore della distribuzione.
La storia delle sale a Roma: nonostante la diminuzione del numero delle sale il numero degli schermi è aumentato. Negli anni Sessanta l'Italia era il secondo mercato mondiale dopo gli Stati Uniti, si vendevano circa 700 milioni di biglietti l'anno.
Se analizziamo le tappe iniziamo con la diffusione della televisione negli anni 60/70 poi la la proliferazione delle TV private poi l'arrivo dei vhs e blockbaster. Prima l'unico concorrente era il filmone del lunedì su Rai1, poi il delirio di proposte.
Molti hanno iniziato a chiudere e da mono sala a multisala o addirittura a multiplex nei centri commerciali, in periferia.
Sia la Spagna che la Francia hanno più spettatori dell'Italia e quest'ultima più del doppio dell'Italia.Cosa c'è di meglio di stare tranquilli e rilassati per 2 ore senza fare altro e magari usciti dal cinema parlarne e scambiarci opinioni anche con chi non conosciamo?
Siamo in estate e in città tante sono le arene che aprono e offrono film che magari in inverno c'erano sfuggiti. Con l'aiuto del Comune questa estate apiranno più di 30 arene. Io personalmente vado volentieri a Villa Borghese vicino alla Casa del Cinema, si sta freschi tra gli alberi e se si vuole si può prendere qualcosa al bar. La programmazione è molto interessante ed è GRATIS!
Commenta dal sito...

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SETE INESTINGUIBILE!  - In Virginia la crescita dei data center ha raggiunto una soglia critica: sono ormai trentasette, e la loro fame di elettricità sta riscrivendo le priorità energetiche della regione. La domanda è esplosa, i costi sono saliti di oltre il 25%, e a farne le spese sono anche le scuole, costrette a spegnere le luci per contenere le bollette. 
Il sovraccarico è tale che il responsabile della contea ha inviato una comunicazione ufficiale chiedendo di disattivare illuminazione e computer dopo l’orario scolastico, un gesto che somiglia più a una misura d’emergenza che a una semplice raccomandazione.

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LA LAMPADINA/LIBRI

Malaparte. Morte come me.
di Rita Monaldi e Francesco Sorti
2016. Editore: Baldini&Castoldi

commento di Isabella Confortini Hall

Non sono una grande appassionata di gialli, nel senso che non sono la mia prima scelta in libreria, ma questo libro donatomi da un amico mi ha coinvolto e convinto sin dalle prime pagine, complici certamente due fattori: la vicenda si svolge a Capri, isola amata che conosco bene e il periodo storico, i primi quaranta anni del secolo scorso, mi hanno sempre interessato.
Estate 1939, si avvicina l’entrata in guerra dell’Italia e a Capri, tra un party hollywoodiano a Marina Piccola e un aperitivo in Piazzetta, inizia la persecutoria opera degli agenti dell’Ovra nei confronti di Curzio Malaparte, che da par suo, non richiede presentazione alcuna. Egli viene accusato della morte di una giovane poetessa inglese, occorsa quattro anni prima sull’isola stessa, fatto al quale egli è totalmente estraneo.
La narrazione è scorrevole, musicale, assolutamente cinematografica: leggendo, tutti i sensi sono allertati: scorrono davanti agli occhi luoghi e strade conosciuti, si percepiscono profumi e rumori, ci si immerge in atmosfere di altri tempi, si corre, si ama, si conversa con Malaparte, Lui ci parla direttamente, ci invita nella sua casa ancora da finire, Casa come Me, una casa-scoglio, adagiata quasi sulle onde, tra i faraglioni e l’arco naturale (chi conosce Capri ne sarà rimasto certamente colpito).
I dialoghi tra i vari illustri personaggi che popolavano l’isola in quel periodo sono del tutto credibili, Mona Williams (lei e il suo alter ego in forma di Morte), Axel Munthe, Chantecler, Edwin Cerio, Edda e Galeazzo Ciano e Febo, il cane di Malaparte (sì, anche lui parla…) e molti altri, certo non hanno mai detto ciò che è scritto ma avrebbero potuto. E poi l’escamotage della fascinosa signora nella clinica di Roma…
Ma ciò che più mi ha sorpreso è la minuziosa ricerca storiografica degli autori che, maneggiata con cura, appassiona più di un thriller, perché, ancora una volta, la realtà è sempre più stupefacente della dissimulazione.
Malaparte ci invita a cercare con lui il bandolo della matassa, (che fino alla fine nemmeno si intravedrà), e nel farlo, conversa, si scontra, fa l’amore con i protagonisti di quell’estate del ’39 quando tutti sapevano e fingevano di ignorare, o di non preoccuparsi, o artatamente fuorviavano certezze ed intuizioni.
Pensi di aver letto un romanzo storico ma quando confronti i fatti narrati, ti rendi conto che ciò che ti sembrava romanzato altro non era che la pura verità, e che la bravura degli Autori è stata quella di confondere anche te, Lettore. Pensavi di aver capito, di essere riuscito a separare con certezza l’illusione dalla realtà, perché quest’ultima ti sembrava paradossale e incredibile, e invece…
Notevole l’appendice bibliografica dei documenti sui quali si è basata la costruzione del libro, quasi un’altra storia parallela: Chapeau!

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MOSTRE

In giro per la penisola alla ricerca di arte

Genova - Palazzo Ducale
Mimmo Rotella 1945 – 2005.
A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella, Genova dedica una grande retrospettiva a uno dei protagonisti più influenti dell’arte italiana e internazionale del Novecento. La mostra offrirà un’ampia rilettura dell’intero percorso creativo dell’artista, restituendone la complessità, la coerenza interna e la sorprendente attualità. 

Ghibellina – Capitale Nazionale dell’Arte Contemporanea 2026
Al MAC Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” quindici artisti internazionali compongono una mappa dell’abitare contemporaneo in Domestic Displacement, la mostra a cura di Giulia Ingarao e Antonio Leone. Artisti internazionali affrontano il trauma dello sradicamento, la precarietà della memoria e le poetiche dello straniamento.

Palermo - Museo Riso
La forma consumata. Arman, Rotella, Warhol
La mostra mette in dialogo Pop Art americana e Nouveau Réalisme, proponedo un confronto tra Andy Warhol, Arman e Mimmo Rotella per giungere alla lettura attuale sul destino dell’oggetto e dell’icona nella cultura visiva contemporanea.
 

La Lampadina/Racconti

I diari bruciati

di Rosemarie Tasca

Per sempre è composto da tanti adesso (Emily Dickinson)
È molto più importante essere interessati che essere interessanti (Jane Fonda)

Io penso positivo perché sono vivo (Jovanotti)
Sogna come se dovessi vivere per sempre, vivi come se dovessi morire oggi
(Oscar Wilde)
Voglio essere viva da viva (trovato da qualche parte)

Tutte queste citazioni hanno un minimo comun denominatore che le lega: la vita. Parole che da anni sono le regole del mio modus operandi, modus vivendi, modus cogitandi, non si dice così forse ma si capisce bene cosa intendo perché come dice Virginia Wolf: “...fai tutti gli errori di stile, grammatica, gusto, sintassi. Riversa in massa. Rovesciati…con tutte le parole che riesci a cogliere…" perciò io rovescio.
Dopo tanto scavare per oltre quattro ventenni torno a scavare per “riversare” su queste pagine un evento molto significativo: la vecchiaia. Molto è già successo: non tutto…ma il più. Il tempo che mi resta da vivere si è talmente ridotto che voglio che ogni minuto sia un “ancora”. Parto dallo stupore non solo di esserci arrivata ma anche dallo stupore che essa comporta. Ora in queste pagine la esplorerò con la torcia nei cunicoli più tortuosi perché io della vecchiaia mi sono appropriata per farne quello che voglio.
Intanto vorrei affermare che questo dovrebbe essere un tempo della vita risolto. Salute permettendo, un po’ di soldi permettendo e carattere permettendo. Tutto diventa più semplice, perché il pensiero angosciante della lotta quotidiana non intralcia più. I traumi del passato sono per lo più esorcizzati, puoi potenziare tutte le curiosità per le quali ti è mancato il tempo.
Ma incominciamo dall’inizio. I primi sintomi sono i piedi. Quando ti giri su te stesso per prendere un bicchiere e inizi a fare dei passetti piccoli, ravvicinati e non ti giri più di scatto come facevi prima è fatta! Questo è un sintomo classico: hai paura di inciampare nella zampa della sedia della cucina che sporge, di ingarbugliare i piedi nei tuoi stessi piedi, cerchi di evitare l’angolo del tappeto arricciato. Infine raggiungi l’obbiettivo: bevi il tuo sorso d’acqua sapendo che il dottore ti ha detto di bere 2 litri d’acqua al giorno e a te non va affatto, quindi vaffanculo, bevo quello che mi pare. Sono diventata sempre più giovane negli anni, a 60 anni ero al culmine della mia efficienza, esuberanza, grinta, e chi più ne ha più ne metta meno il sesso, ma avevo in mano la mia libertà che ho conquistato con i denti e con le unghie.  

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina è una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Ranieri Ricci, Pucci Rastrelli Biffi, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli. La sede in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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