ABBIAMO OSPITI/GEOPOLITICA – Europa: da Leone XIII a Leone XIV

In memoria di Marco Patriarca
Con la scomparsa di Marco Patriarca perdiamo una figura di raro spessore umano e culturale.
Professore universitario, pensatore, storico, politologo, scrittore e romanziere, ha dedicato la propria vita allo studio, alla ricerca e alla diffusione della conoscenza, sempre animato da una profonda curiosità intellettuale e da un autentico amore per la verità storica.
Marco ha saputo mettere il proprio pensiero e il frutto dei suoi studi al servizio delle numerose realtà culturali con cui ha collaborato, offrendo sempre il suo contributo con competenza e passione.
Per molti è stato un maestro; per altri un collega stimato; per tanti un interlocutore brillante e appassionato. Per chi ha avuto il privilegio di conoscerlo da vicino, è stato soprattutto un amico leale, presente, capace di ascoltare, incoraggiare e condividere idee e progetti con entusiasmo contagioso.
La sua eredità non risiede soltanto nei libri che ha scritto, negli studi che ha pubblicato o nelle conferenze che ha tenuto, ma anche nelle relazioni umane che ha costruito e nell’impronta che ha lasciato nelle persone che lo hanno incontrato lungo il cammino.
Oggi lo salutiamo con gratitudine e affetto. Rimangono il ricordo della sua intelligenza, della sua cultura e della sua amicizia, ma soprattutto l’esempio di una vita vissuta con passione, impegno e generosità.
Ciao Marco. La tua voce si è spenta, ma il tuo pensiero continuerà ad accompagnare quanti hanno avuto la fortuna di condividere con te un tratto di strada.
Ranieri Ricci

Europa: da Leone XIII a Leone XIV
Articolo di Marco A. Patriarca, Autore Ospite de La Lampadina

Marco ci aveva mandato uno suo scritto, coma faceva spesso e siamo felici di poter condividere con Voi le sue riflessioni sempre attente, dotte ed equilibrate. Buona lettura.

Fino a qualche tempo fa sembrava che nulla avrebbe risparmiato l’umanità in questo scorcio del ventunesimo secolo: l’America pareva in totale involuzione, e così il suo ruolo mondiale, l’Europa burocratica politicamente inutile, il criminale di guerra Putin vincente in Ucraina, Gaza immersa nel sangue e la Via della Seta cinese felicemente in cammino verso il dominio commerciale del mondo.
Improvvisamente due eventi provenienti da un’area geografica intellettuale e planetaria dalla quale nulla di nuovo ci si sarebbe atteso, hanno sconvolto la totale negatività di questo quadro: l’eco mondiale della scomparsa di Papa Francesco e la testimonianza popolare, religiosa e morale che ha ricevuto; e, pochi giorni dopo, quando dal balcone della Basilica di San Pietro una folla immensa, che esondava dal colonnato del Bernini, sono risuonate le parole «Adnuntio vobis magnum gaudium, habemus Papam», quel quadro era già cambiato.
Quando poi è seguito il nome dell’Eminentia reverendissima Robert Prevost con il nome, di Leone XIV, la folla accalcata nella piazza è esplosa di gioia sbalordita dalla scelta del primo Papa americano della storia della Chiesa; un Papa che, fin dalla scelta del nome. mostrava di sottolinearne la storia.
Quale Leone? molti si sono subito chiesti; San Leone Magno che nel 472 d.C. fermò Attila o Leone XIII autore della Rerum Novarum del 1891? pensava a Putin o alla riforma della dottrina sociale della Chiesa? Sembrava inoltre stupefacente che nelle circostanze attuali del mondo fosse stato eletto un Papa americano. La sua statura personale, spirituale, ecclesiale e intellettuale, subito emersa, ha stupito i media mondiali ed ha avuto un duplice effetto: da una parte ha ridimensionato quella dei molti capi di Stato in carica nel mondo, e dall’altra ha segnalato a chi di dovere che l’americano più famoso del mondo non è più il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ma il Papa di Roma Leone XIV.
La straordinarietà di tali due eventi che hanno messo Roma al centro dell’attenzione del mondo avvengono in un’era ormai da tempo influenzata da una tempesta mediatico-digitale che dello stato del nostro pianeta sembra propagare esclusivamente tutti gli orrori: crudeltà inaudite violenza urbana, pulizie etniche e vendette religiose; un campionario di governi-canaglia di tutto il campionario politologico del mondo. Tutto ciò avviene mentre i grandi della Terra, per nulla grandi, sono quasi tutti alle prese con i mille problemi irrisolti che si accavallano, impensabili solo pochi anni addietro; due guerre devastanti inarrestabili: quella criminale russa contro l’Ucraina, il massacro disumano perpetrato da Hamas contro 1340 civili israeliani e la devastante controffensiva di Israele, anch’essa criminale poiché svolta nel dispregio totale di ogni regola giuridica, umanitaria e rispettosa dei civili; oltre ad altri 45 conflitti. Inoltre, stiamo vivendo il dramma umano e politico dell’immigrazione, della nuova povertà, del diritto internazionale calpestato e dell’ ONU quasi inservibile, di un’Unione Europea da reinventare mentre mezzo mondo è alle prese con l’imprevedibile protervia di Donald Trump che, fra infauste decisioni dirompenti e retromarce spettacolari, ha finora sconvolto ciò che resta di un precario ordine mondiale in bilico fra diritto e mercato, fra geopolitica e geoeconomia, denigrando il primo e gettando nel caos il secondo.
Frattanto i giovani super-interconnessi, nei paesi ricchi respirano pessimismo esistenziale; non sembrano guardare al futuro; tenuto conto che ai nostri tempi aleggiano parole odiose come fascismo, populismo o anarchia, che denotano negatività politiche tornate a fare parte di un lessico politico eversivo dello Stato di diritto e spesso non mostrano un grammo di gratitudine verso le società, le più aperte, libere e stimolanti della storia, nelle quali vivono, dovrebbero meritare parole e di verità, comprensibili volte al futuro.
D’altronde, troppe aspettative di questi ultimi anni si sono rivelate deludenti: la governance della globalizzazione, l’efficacia della NATO, l’invasione planetaria della Via della Seta cinese, il totale fallimento in Medio Oriente degli Abraham Accords di Donald Trump del 2020; per nulla dire delle garanzie d’integrità territoriale e di sicurezza dell’Ucraina offerte da Putin e dagli alleati occidentali nel 1994 ignobilmente tradite, o quelle più recenti assicurate al Sudan.
È presto per dire se l’elezione al soglio di Pietro di un Papa americano di eccellenza spirituale, intellettuale politica, originario di quattro nazioni diverse, oltre a lavorare per la pace, possa in qualche modo riportare il buonsenso in America, oltre a favorire un clima, non solo simbolico ma costruttivo per rinnovare l’alleanza dell’Occidente cristiano e il rinnovamento del ruolo mondiale dell’Europa.
Tenuto conto che Leone XIV afferma esplicitamente di presentarsi al mondo come erede di Leone XIII, l’autore della rivoluzionaria enciclica Rerum Novarum (1891). Un’enciclica che alla fine del’ 900 portò non solo la modernità nella Chiesa Cattolica ma la Chiesa cattolica nella modernità. Il Papa Pecci, Leone XIII infatti, mentre condannava il socialismo e ogni materialismo, delineava con espressioni inequivocabili non solo le prescrizioni della dottrina sociale della Chiesa da divulgare in tutto il mondo, ma invocava riforme nel lavoro, nei sindacati e nella cooperazione e la giustizia distributiva nell’ambito di una economia di mercato. Di fatto liberava così la filosofia politica cattolica dall’antica condanna papale degli “errori del liberalismo.” Per questo sarebbe un errore limitare l’interesse di Leone XIV alla Dottrina sociale della Chiesa della Rerum Novarum.
Nella seconda metà dell’Ottocento, sotto l’influenza del cardinale inglese John Henry Newman, promotore del cosiddetto Oxford Movement dei cattolici inglesi (ignorato a Roma), circolava nella Chiesa l’accettazione di fatto del liberalismo politico (ma non religioso) di origine inglese che si stava consolidando in tutta Europa. Anche se nella Rerum Novarum non se ne fa menzione, lo spirito di quel testo comportava l’accettazione dell’economia libera di mercato (fondata sullo Stato di diritto) e ciò che impropriamente identifichiamo con il capitalismo (fondato sul denaro). “Il capitale – afferma il testo -non può stare senza il lavoro, né il lavoro senza il capitale.
La concordia fra i due fa la bellezza e l’ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto non può dare che confusione e barbarie. Bisogna comporre il dissidio, anzi svelarne le stesse radici..” Altre espressioni inoltre sembrano addirittura rievocare alcune espressioni della Teoria dei Sentimenti morali di Adam Smith (1723-1790) e confermano che il liberalismo che traspare da quel testo è accettabile se rispettoso del mondo del lavoro, della persona, dei diritti umani nello spirito dell’antica liberalitas romana rinnovata dall’umanesimo cristiano. È appena il caso di notare come un tale spirito liberale continua ad essere tradito da forme di capitalismo selvaggio, poteri finanziari fuori misura, sfruttamento nel lavoro, monopoli economici, ingiustizia fiscale, reati finanziari, oligarchie tecnocratiche e mediatiche, aggressività politica e territoriale, dispregio delle istituzioni democratiche e il il perdurante assalto industriale dell’ambiente; mali di cui tutti i paesi industriali sono responsabili; non ultimi gli Stati Uniti d’America immemori dell’antico ammonimento di Alexis de Tocqueville sulle esagerazioni americane, sul pericolo da lui temuto della Thyrannie de la Majorité e dell’auspicio di John F. Kennedy di una «Società dove i deboli sono al sicuro e i forti sono giusti.»
Il richiamo a quell’enciclica inoltre, non può non ricordarci l’effetto planetario che il suo contenuto ebbe nell’Europa industriale già fortemente tecnocratica di fine’800, politicamente immersa nel caos post-rivoluzionario, nei drammi del colonialismo e nel pieno della sua grande rivoluzione industriale; mentre i governi in carica tentavano di costruire un possibile nuovo ordine mondiale adatto ai nuovi tempi in una situazione di incertezza non troppo diversa da quella odierna.
Ricordiamo che la Francia coloniale e militarista era avvolta ancora nella vergognosa vicenda dell’Affaire Dreyfus, gli italiani, elettori ed eletti ancora politicamente paralizzati dal Sillabo emanato da Pio IX, la Germania di Bismarck era già sul piede di un regime autoritario anche se socialmente riformatore; lo zar Nicola Romanov, come oggi Vladimir Putin, continuava a sbagliare secolo in perenne conflitto con gli Stati vicini; la Cina era ancora immersa nella terrificante Rivolta dei Boxers contro le potenze occidentali; mentre l’Inghilterra vittoriana e liberale, che aveva provocato con l’ignobile Guerra dell’Oppio, in Europa promuoveva costituzioni liberali come quelle della Grecia, del Belgio (1830) e Lord Palmerston, aveva favorito in ogni modo il Risorgimento italiano.
In quanto agli Stati Uniti la Chiesa Cattolica americana, allora di circa 8-9 milioni di fedeli, non ebbe mai influenza diretta sul mondo dei lavoro; tuttavia quasi tutti i sindacati, (seguendo il parroco Michael Mc Givney a New York) fecero della Rerum Novarum la bandiera per nuove battaglie in difesa del lavoro, dei salari e contro le concentrazioni capitalistiche.
In merito, il nuovo Papa americano non potrà mancare di far sentire la sua voce ai cattolici americani di oggi che sono diventati 71 milioni.
L’esplicita riscoperta della Rerum Novarum da parte di un pontefice potrà non avere un’influenza diretta in molti paesi; sarebbe però sbagliato sottovalutarne il significato ovunque nel mondo. In Europa il messaggio del nuovo Papa, e il suo attento uso delle parole, comprese le loro implicazioni politiche, potrebbe avere un effetto salutare anche nella ricomposizione dell’Unione Europea. Il significato simbolico di Roma infatti, dovrebbe di nuovo ricordare ai cittadini europei che la più importante aspettativa di progresso e di pace, la cui invocazione è stata così esplicitamente espressa dalle prime parole di Leone XIV, è avvenuta nel dopoguerra con il Trattato Roma del 25 Marzo del 1957; un’aspettativa di civiltà non solo economica, che i sovranisti europei rischiano di disperdere, incuranti di quanto la civiltà europea abbia ancora da offrire a un mondo più che mai minacciato dalla prepotenza e dalla barbarie.

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