ABBIAMO OSPITI – MUSICA: La differenza

Articolo di Francesco Rocco di Torrepadula – Autore Ospite de La Lampadina

Queste mie prime note sono introduttive di un programma – che ambiziosamente ritengo possa interessare i lettori de “La Lampadina” – di preparazione, per così dire, all’ascolto della musica classica attraverso la conoscenza e il commento, integrato con riferimenti anche storici e letterari, delle più grandi composizioni dei nostri massimi musicisti.

Innanzitutto ritengo di dovermi presentare, al fine di non ingenerare pericolose aspettative, che andrebbero deluse: non sono un professionista della musica; non svolgo alcuna attività musicale né per professione né per diletto; non sono neppure in condizione di leggere il pentagramma; in buona sostanza sono – al pari della gran parte di tutti Voi – semplicemente un appassionato della musica, la vera grande musica, e della sua storia.
Ho detto la vera, grande musica non a caso, poiché il fatto musicale invade oggi tutta la nostra esistenza quotidiana, la scandisce costantemente con richiami pubblicitari e commerciali, sempre più suddividendosi in “buona musica” e musica che tale non può definirsi.
Intendiamoci: la buona musica non può identificarsi esclusivamente nella musica che definiamo “classica” e che attribuisce ai suoi cultori, per lo più, un senso di superiorità intellettuale rispetto a coloro che non la coltivano: trattasi esclusivamente di due generi di musica diversi che possono esprimere entrambi quella che possiamo definire la “buona musica”.
Sì, perché a ben vedere la distinzione fra musica classica e musica leggera non è poi così assoluta.
La differenza fondamentale fra una canzone e una sinfonia non risiede nella melodia, poiché di melodie – e bellissime – è piena soprattutto la musica leggera: così belle che, nelle mani di un buon conoscitore della composizione, dell’armonia e del contrappunto, potrebbero sicuramente dar luogo a pagine di grande musica classica. La differenza tra i due generi risiede nella costruzione della partitura musicale che, nella canzone, è semplificata al massimo ed è in tal modo resa facilmente intellegibile e alla facile portata di tutti; mentre nella musica cosiddetta “classica” è estremamente più complessa.

La canzone che tutti conosciamo ha una breve introduzione, un ritornello, una strofa, di nuovo il ritornello (che si chiama così proprio perché ritorna) sul quale si conclude. Ascoltate la melodia con intro e ritornello di “City of Stars” del film La La Land del 2017 (Oscar per la miglior canzone originale e anche per la migliore colonna sonora).

E provate a seguire il suo spartito.

All’interno di una sinfonia lo sviluppo dell’idea musicale è estremamente più complesso e, nella forma tradizionale che tutti conosciamo, si realizza in una introduzione; nella affermazione di un primo tema musicale (leitmotiv che acquisterà fondamentale importanza nella musica soprattutto di Wagner), cui spesso se ne aggiunge un secondo e anche un terzo; nella elaborazione di tale materiale musicale – attraverso variazioni, sviluppi e “ricadute”, che donano all’ascoltatore in grado di coglierli il più grande diletto – per poi concludersi in un finale al quale partecipa spesso gioiosamente tutta l’orchestra e nel quale a volte i precedenti temi vengono richiamati, per fondersi magicamente tra loro (come nel meraviglioso, fiabesco e struggente finale del Crepuscolo degli dei in cui i principali temi della tetralogia, che si era protratta per oltre 20 ore di musica, vengono richiamati da Wagner, quasi a volerceli ricordare un’ultima volta nella loro bellezza, ringraziarli per la gioia che ci hanno procurato, e quindi per poi dolorosamente congedarci da loro). Ascolta qui il finale!

Tutto ciò, come è evidente, crea nell’ascoltatore un appagamento estetico, tanto maggiore quanto maggiore è l’educazione del suo orecchio: piacere, che non può confrontarsi con quello immediato, passeggero e più edonistico, che può assicurare l’ascolto di un più breve e semplice brano di musica leggera.
Ciò che intendo, comunque, evidenziare è che l’elemento comune ad entrambi i generi musicali è costituito dalla “melodia”; è la melodia che in entrambe le forme musicali è idonea, in primo luogo e innanzitutto, a creare nell’ascoltatore quel senso di rapimento e di estasi, di astrazione dalla realtà che è tipica del godimento della musica.
Nelle opere di Giuseppe Verdi, che è per lo più (erroneamente) considerato il nostro massimo compositore e comunque (giustamente) quello più popolare, la melodia regna sovrana: ed è essa ad assicurare alle sue opere la grandissima popolarità, che hanno avuto fin dal loro primo apparire presso il pubblico non solo italiano ma di tutta Europa.
Puccini affermava categoricamente il principio, che governava la sua creazione musicale: “Melodia, Melodia, Melodia ad ogni costo“. Ed è per la bellezza melodica delle sue composizioni che oggi è il più eseguito nel mondo.

Eduard Hanslik

Eduard Hanslik

Il caso più eclatante di successo di un’opera ricchissima di melodie è però quello di Cavalleria Rusticana (1892), che proprio perché nutrita di melodie indimenticabili, esposte con scrittura musicale nuova e moderna (che, non a caso, si colloca nel periodo del c.d. realismo musicale del tardo Ottocento italiano) irrompe sulla scena nazionale e internazionale con uno strepitoso e repentino successo, proiettando l’Autore al primo posto nella classifica di gradimento delle opere liriche di quel momento storico, al punto da indurre il celebre e temutissimo critico Eduard Hanslik – che nel medesimo periodo stroncava ingiustamente l’eccelso e indubbiamente superiore sinfonismo di Bruckner, sul quale torneremo -“C’è una gran fame di Cavalleria in tutto il mondo”.

Vedi e ascolta la versione di Karajan del 1968.


Mi accorgo di essermi dilungato e di essere uscito dal tema iniziale.
Concludo pertanto queste mie prime note per affermare che, se la melodia accomuna e accompagna le due forme di musica, leggera e classica, devo sperare di trovare tra i miei lettori anche e soprattutto gli amanti della musica leggera che, come premio del loro sforzo, potranno percorrere con me nuove e meravigliose regioni.

1 commento per “ABBIAMO OSPITI – MUSICA: La differenza

  1. Filippo Antonacci
    6 dicembre 2017 at 15:13

    Grazie Francesco, questo tuo articolo ci da altri elementi utili per definire la “buona musica”.
    A suo tempo anche io mi ero cimentato nell’argomento cercando di slegare la definizione di “Musica classica” come necessariamente quella del passato, ampliando la definizione e la distinzione tra la musica esatta e quella classica: trovi l’articolo qui.
    Filippo

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