I VIAGGI DE LA LAMPADINA: 2017 Torino, last but note least!

Articolo di Isabella Confortini Hall, Marguerite de Merode, Carlotta Staderini Chiatante

A conclusione di un anno all’insegna di esplorazioni culturali in giro per la nostra Penisola, abbiamo dedicato a Torino l’ultimo “tour” per il 2017. Dal 2 al 5 novembre, un gruppo di fedelissimi Soci, si è immerso nelle atmosfere della città sabauda, alternando l’arte antica, con la compagnia di Emanuela Moroni, la nostra validissima guida, a quella contemporanea, con Ludovico Pratesi.
Appena arrivati e preso possesso dellenostre camere al Petit Hotel, albergo dalla posizione strategica nel cuore della città, non poteva mancare una visita al Museo del Cinema, dedicato a quell’arte considerata dai fratelli Lumière “senza futuro! Il Museo è dal 2000 situato all’interno della Mole Antonelliana che era stata progettata nel 1848 dall’architetto Alessandro Antonelli come sinagoga, poi venduta dalla committenza israelitica al Comune di Torino per divergenze in itinere…
Dobbiamo la realizzazione del Museo del Cinema ad una giovane ed illuminata ragazza, Maria Adriana Prolo nata a Torino all’inizio del secolo breve, di famiglia borghese con importanti interessi culturali; è stata una collezionista e studiosa di storia del cinema muto, e la sua attività di ideatrice e direttrice del Museo Nazionale del Cinema, che nasce nel 1941, in sede diversa, ottenne molti riconoscimenti e oggi, è una realtà importante nel mondo intero ed è unico in Italia. Delle sue collezioni fanno parte, foto, video, films, manifesti, locandine, ricostruzioni di interi ambienti cinematografici, bozzetti, costumi, scenografie, lanterne magiche. Scalando la Mole dall’interno lungo i suoi cinque piani, si scopre comeè nato il cinema e come si è sviluppato tra lanterne ottiche e attrezzature cinematografiche antiche e moderne. Al piano terra, dove vi sono ricostruzioni scenografiche di vari films “cult,” vi sono delle poltrone comodissime dove ci si può godere uno spettacolo di tre schermi giganti che proiettano le scene più salienti di films super conosciuti. Una vera goduria.

La sera la trascorriamo in un piacevolissimo ristorante torinese d’epoca antichissima, (se ne parla già nel 1500), Le tre galline; in una sala da pranzo di fine ‘800 veniamo coccolati da Leonardo de Boni, e gustiamo una raffinata cucina tradizionale torinese neoclassica (da gustare assolutamente il “loro” Vitello tonnato..).

Ci aspetta un venerdì molto intenso: partiamo alla volta di Venaria per visitare la Reggia che festeggia quest’anno i dieci anni dal recente restauro e con il quale è ritornata alla sua originale bellezza. Co noi Emanuela Moroni, che con cura e “vivace vivace sapienza” ci ha introdotti nella conoscenza della città sabauda, facendo un giro ampio per raggiungere Venaria, a nord della città, e una volta giunti, ci ha condotto a visitare un restauro che ha dell’incredibile, ricordando le condizioni nelle quali la reggia versava solo fino a 20 anni fa: pensare che nel 1970 c’era stata una proposta comunale di abbattere tutti gli edifici che la componevano per costruire edilizia popolare. Ora è sede anche di numerosissime mostre che si avvicendano di mese in mese, e alla nostra data abbiamo potuto visitarne una molto ampia su Giovanni Boldini ed un’altra sul fotografo Peter Lindbergh.
Nel parco della reggia invece si potevano scorgere le opere di Giuseppe Penone mentre nella Regia Scuderia abbiamo ammirato l’unico Bucintoro della Serenissima rimasto totalmente integro, commissionato ai mastri d’ascia veneziani dai reali sabaudi.

Dopo uno snack veloce partiamo alla volta della Palazzina di Caccia di Stupinigi, posta a sud della città, all’esatto posto rispetto a Venaria. La palazzina progettata da Filippo Juvarra del quale avevamo riconosciuto l’impronta anche nella residenza visitata al mattino, è perfettamente conservata con mobilio, arredi, e dipinti originali. E’ sempre stata amata, vissuta e abitata dai Reali fino al 1919.

Costruita su un appezzamento donato da Emanuele Filiberto all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro nel 1573 è ora di Proprietà dell’Ordine Mauriziano che ne cura la conservazione e la gestione.

Al ritorno non ci facciamo mancare un giro di shopping nelle cioccolaterie torinesi, una più elegante e invitante dell’altra: Gobino, al Bicerin o da Baratti & Milano e quante altre..

Venerdì sera gli affezionati dei nostri viaggi si riuniscono per una squisita cena alla Società del Whist Accademia Filarmonica Torino, in Piazza San Carlo, a Palazzo Accademia, accolti da l’amico Angelo Salvi del Pero, Direttore di Biblioteca e Musica del Circolo e piacevolissimo padrone di casa. Le persone di Torino “di gentile educazione”, come diceva Cavour, s’incontrano al Whist, dove l’Accademia Filarmonica e il Circolo fanno vita comune dal primo gennaio del 1948 in un unico sodalizio d’eccellenza.

Il giorno dopo, non poteva mancare una visita al Museo Egizio della Città, riconosciuto come il più antico museo egizio del mondo e il più importante dopo quello del Cairo. Tutto ha inizio nel 1824, quando il re sabaudo, Carlo Felice, acquista la collezione del piemontese Bernardino Drovetti, console di Francia durante l’occupazione dell’Egitto, con oltre 8.000 oggetti tra statue, mummie, sarcofaghi, papiri, monili e amuleti. Nasce, allora, l’eccezionale museo che raggiunge oramai almeno trentamila reperti.
Ne abbiamo scoperto alcuni con i dotti racconti di Emanuela Moroni, percorrendo le numerose sale recentemente riallestite; alcune in modo molto scenografico, dal premio oscar Dante Ferretti.

Uno dei motivi del nostro viaggio, oltre che scoprire le meraviglie già descritte, era Artissima, la fiera, annuale appuntamento di punta della settimana dove Torino torna capitale dell’arte contemporanea. Ci ritroviamo nel pomeriggio con Ludovico Pratesi all’Oval, sede di Artissima, che, quest’anno, è sotto la direzione di Ilaria Bonacossa.

C’è una novità tra le sezioni, forse tra le più interessanti della manifestazione, Disegni, dedicata al tema del disegno, che si aggiunge a quelle storiche. Il nostro mentore Ludovico, guida perfetta, ci seleziona uno dopo l’altro gli stands più importanti spiegando con chiarezza le opere rilevanti: Artiago (Napoli), Continua (San Giminiano), La Galleria del Cembalo (Roma), Raffaella Cortese (Milano), Magazzino (Roma), i Minini (Brescia e Milano), Lorcan o’Neil (Roma), Franco Noero (Torino), P420 (Bologna), Lia Rumma (Milano), Tucci Russo (Torre Pelice), Vistamare (Pescara) sono alcune delle più importante gallerie che avremo scoperto nell’arco del nostro pomeriggio.
La fiera di Torino è stata fondata nel 1994 e ha saputo costruire nel tempo una propria identità, creare un modello vincente. Con la sua vocazione sperimentale rappresenta un buon palcoscenico della migliore ricerca nel campo delle arti visive italiano e internazionale, un set effervescente dove tutti gli appassionati del settore trovano un loro posto: “galleristi, artisti, giovani, meno giovani, curatori, compratori nazionali, compratori internazionali, collezionisti, passanti, ospiti, invitati, figli, amici, premi, fondazioni, temi, idee di comunicazione”.
Sabato è l’ultima serata libera del nostro giro per ritrovarsi con amici e parenti, all’Agrifoglio, buon ristorante, con il famoso bollito e le sue mille salsine, che a Torino proprio non poteva mancare!

Per concludere il nostro viaggio, domenica mattina Ludovico ci ha riservato, una sorpresa: una visita a Busca, alla collezione La Gaia. Vi invito a visitarne il sito che spiega il percorso intrapreso dagli anni ottanta da Bruna Girodengo e Matteo Viglietta. In un edificio a tre piani in cemento, metallo e in vetro sulle colline buschesi, scopriamo una collezione che comprende più di mille opere dai primi del ‘900 fino ai giorni nostri, e dove i Viglietta hanno sviluppato la loro passione in maniera del tutto personale e riservata. Terminata la visita è tempo di tornare a casa con nella mente preziosi ricordi di ogni tipo ed ogni epoca. Grazie Lampadina! Al prossimo appuntamento!

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