CULTURA – Il whisky, la contraffazione e la finanza

Sorprendente il prezzo che ha raggiunto, ad un asta, un Macallan del 1926, ben 1,9 milioni di dollari! La bottiglia scozzese, considerata il sacro graal dei single malt, fa parte di un lotto, proveniente dalla ormai celebre botte 263 della distilleria Moray. Prezzo veramente notevole che però ha sollecitato, l’interesse di tanti operatori truffaldini creando una grande confusione sul mercato.

La situazione è diventata imbarazzante per la quantità di prezzi e valori i più disparati, tanto che ha spinto la Radiocarbon della Università di Glasgow a cercare un sistema per la classificazione, secondo l’età, dei vari tipi.
La soluzione è stata trovata con il carbonio C 14 naturale, che è quanto utilizzato per ogni tipo di reperto archeologico. Il sistema è certo differente, in questo caso infatti viene ricercato il contenuto di C14 nel distillato. Si è partiti dal presupposto che negli anni ‘50-‘60 è stata liberata nell’atmosfera una gran quantità di C14 proprio dai famigerati test nucleari di quel periodo.
Quella extra quantità di C14 nell’atmosfera è stata assorbita dalle piante e dall’orzo ed è naturalmente rimasta nel distillato stesso. Il risultato è che tutti i tipi di whisky prodotti prima degli anni 60 non contengono C14. Messo a punto il nuovo test, sono state quindi controllate migliaia di bottiglie dei tipi più richiesti dai collezionisti e disponibili sul mercato.  Il risultato è stato che la metà delle bottiglie dichiarate tra il 1840 fino agli anni ‘60 non era poi così antico  contenendo tracce del C14…Incredibile che sia stata proprio l’energia atomica a rilevare un metodo per le contraffazioni…
Ma come è nata questa passione per il Whisky? Sembra che religiosi e medici cinesi in costante ricerca di preparati quali disinfettanti e cure varie, avevano sperimentato che i liquidi ottenuti dall’ebollizione e contenenti erbe fiori ed altre sostanze naturali aveva un certo effetto sui pazienti. Ma la vera rivoluzione arrivò con l’alambicco, inventato dai Persiani e perfezionato dai Romani con il quale si cominciarono ad effettuare delle distillazioni vere e proprie ottenendo da erbe medicinali, dal vino e cereali fermentati, alcool per uso terapeutico e alimentare.
Per ottenere il classico “nostro” whisky dobbiamo arrivare a tempi più recenti. Ma quali i veri iniziatori ? forse gli Scozzesi o gli Irlandesi, eterna disputa… ma senza soluzione.
In  Scozia è stata trovata una simil  bolla di consegna che portava la data del 1492 dove si parlava di una partita di Malto indirizzata ad un frate per la produzione di aqua viva. Da altre fonti sembra sia stato San Patrizio il primo vero distillatore  per questa bevanda. Però San Patrizio era il protettore dell’Irlanda e il documento fu trovato in Scozia  e allora la paternità?
Furono Tuttavia gli Scozzesi a credere nel whisky come fonte di guadagno tanto che all’inizio fu un vero boom e la produzione crebbe in modo incontrollato. I risultati buoni per i distillatori ma disastrosi per l’economia. Gli agricoltori ottenevano dei prezzi più alti dalle vendite dei cereali alle distillerie anziché dai normali approvvigionamenti alimentari. Il risultato fu la scomparsa dei cereali sui mercati e causa di forti tensioni sociali.. La soluzione, inevitabile, fu presa dagli Inglesi negli 1713 e 1725 che con una serie di restrizioni, controlli e tasse sui distillati ne limitarono molto la produzione.
Nel 1853 fu sperimentato, dagli Scozzesi, un nuovo tipo di alambicco che permetteva di produrre a in modalità continua l’alcol di cereali, a costi notevolmente più contenuti. La prima ad utilizzare il nuovo metodo fu la Glenlivet e fu l’inizio dei primi blended whisky.
Cosa succedeva in Irlanda? La prima licenza ufficiale di distillazione fu concessa alla distilleria Old Bushmills nel 1608, ma il vero successo del whiskey irlandese si ebbe nel 1823 quando il Parlamento inglese con una nuova legge e la rivoluzione industriale fornirono ad alcuni produttori la possibilità di esportare il prodotto.
Tutto facile grandi guadagni con l’esportazione negli Usa, ma un duro colpo fu lo scoppio della rivoluzione nel 1916 e l’istituzione  di barriere doganali tra Irlanda e Regno Unito che mandarono in crisi la vendita dell‘irish whiskey. Inoltre Nel 1919 per contrastare la piaga ormai dilagante dell’alcolismo, entra in vigore negli Stati Uniti, il divieto di produrre, vendere e importare alcolici. Questo portò alla chiusura in Irlanda della maggior parte delle piccole distillerie e riducendo sensibilmente la produzione di quelle più grandi. Il Proibizionismo viene abolito nel 1933 ma ormai l’Irlanda non era più in grado di soddisfare la rinnovata domanda Americana. Per un accenno di ripresa dei produttori Irlandesi bisogna attendere fino al 1966 quando nei 5 anni che seguirono, 5 distillerie rimaste, si unirono e fondarono la Irish Distillery Company.
Oggi la produzione di whisky è mondiale. I maggiori produttori di distillati del genere, oltre naturalmente La Scozia e Irlanda, ci sono gli stati Uniti, il Giappone, India, la Francia, la Spagna e tanti altri compresa l’Italia.  In Italia, l’unica distilleria creata appositamente per la produzione di whisky è Puni fondata nel 2010 a Glorenza, in Alto Adige, in mezzo alle Alpi.

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Costanza Caffarelli
3 Agosto 2021 3:31

Bellissimo articolo per interesse e scrittura

Carlo
Reply to  Costanza Caffarelli
3 Agosto 2021 16:54

Grazie Costanza contento ti sia piaciuto, magari potreste importare un po’ di whisky Italiano. Un abbraccio