ARTE – Lady Sydney Morgan, una scrittrice irlandese nella Roma del Grand Tour

All’inizio degli anni Venti dell’Ottocento, l’Europa esce stremata dalle guerre napoleoniche.
L’Italia è ancora una terra divisa in piccoli Stati, governata da dinastie straniere o dal Papa. Le rovine imperiali convivono con la Roma papalina, fatta di cardinali, conventi, cerimonie solenni e un’aristocrazia legata alla città. Nei pomeriggi limpidi, le carrozze dell’aristocrazia si incrociavano sul Corso: cardinali in porpora, dame romane velate di pizzi, giovani ufficiali francesi in esilio.
È in questa Roma sospesa tra devozione e mondanità che arriva una giovane donna dal temperamento indipendente e polemico: Lady Sydney Morgan, scrittrice irlandese, figlia di un attore e già autrice del celebre romanzo The Wild Irish Girl. Si reca in Italia con il marito per osservare la società e la politica post-napoleonica.
Fa parte di quell’ondata di viaggiatori che, ancora legati all’avventura del Grand Tour, cercavano nell’Italia non solo l’antico, ma anche il “pittoresco”: il calore umano, la libertà interiore che l’Europa del nord sembra aver perduto.
Dopo anni di guerre, la penisola appare come un rifugio estetico e morale, un luogo dove l’arte, la musica e la luce mediterranea offrano consolazione e ispirazione, mescolando la grandezza del passato con la vitalità del presente. Per i giovani aristocratici e intellettuali europei, il Grand Tour rappresenta il viaggio di formazione per eccellenza. Sono desiderosi di completare la propria educazione attraverso il contatto diretto con l’arte, le rovine e la civiltà del Mediterraneo.
Diventa così un rito culturale, ma anche un’esperienza di scoperta personale: il viaggiatore cerca nell’Italia non solo la bellezza dell’antico, ma anche un ideale di armonia e libertà. In città s’incontrano Canova e Thorvaldsen negli atelier di scultura, Stendhal e Byron nei salotti cosmopoliti, e poco dopo Gogol’ e Mendelssohn, giovani viaggiatori sulle tracce della bellezza e dell’ispirazione.
La giovane scrittrice trova una città unica, un crocevia dove l’Europa intera viene a interrogare la propria anima: un mosaico di antichità classiche, di vita clericale e di fermenti romantici. Tuttavia, dietro la bellezza, lei scorge la povertà del popolo; dietro la religione, il potere; dietro la musica, la possibilità di verità. Osserva Roma con un misto di ammirazione estetica e critica politica, opponendo il passato glorioso della città antica alla stagnazione dello Stato Pontificio contemporaneo. Con il suo spirito curioso e un po’ ribelle, annota nei suoi taccuini le contraddizioni di quella città: la maestà dell’arte, l’inerzia del potere, l’eleganza di pochi e la povertà di molti.
Nel suo libro Italy avrà parole severe anche per alcuni esponenti dell’aristocrazia romana e per la corte papale: la sua prosa verrà infatti censurata e bandita nello Stato Pontificio come “pericolosa”.
Roma, in quegli anni, è anche la città di Paolina Borghese Bonaparte, sorella di Napoleone, ritiratasi dal 1816 nella sua villa presso Porta Pia: una dimora elegante, tra stucchi, statue e giardini all’inglese. Simbolo di grazia e decadenza, Paolina rappresentava per Lady Morgan l’altro volto dell’Italia — quello aristocratico e sensuale, affascinante ma immobile. L’una scrive per smuovere le coscienze, l’altra vive per conservare un sogno di bellezza. La scrittrice coglie così l’essenza di quel tempo: un mondo che cerca di rinascere, mentre ancora cammina tra le ombre del passato.
La principessa è una delle figure più ammirate dai viaggiatori stranieri: Canova la immortala come Venere vincitrice. La sua villa è considerata un modello di eleganza cosmopolita. Lady Morgan non la incontra mai, ma la cita nel suo Italy, scrivendo che “Fra tutte le ville della famiglia Borghese, una sola è abitabile; una sola offre la proprietà inglese, l’eleganza francese e il gusto italiano uniti nel modo più felice: è la villa Paolina Bonaparte Borghese, ornata, arredata e restaurata dalla principessa.”  Il loro incontro mancato diventa un dialogo ideale tra due donne del primo Ottocento: la principessa che incarna il mito neoclassico e la scrittrice che annuncia la coscienza romantica.
Entrambe, a modo loro, rappresentano la Roma del Grand Tour, crocevia di arti, lingue e sensibilità, dove la bellezza antica convive con la sete moderna di verità.
Lady Morgan rappresenta una nuova generazione di viaggiatrici: non più nobildonne passive, ma donne di lettere curiose e indipendenti. Il suo viaggio in Italia non è un semplice pellegrinaggio artistico, ma un’inchiesta culturale e politica. Nel suo libro descrive con occhio ironico e progressista l’arretratezza dello Stato Pontificio e, al tempo stesso, la bellezza intatta del popolo e delle arti.

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2 Commenti
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Giulietta
10 Maggio 2026 16:39

Interessante e molto centrato, complimenti Marguerite.
Giulietta

MARGUERITE DE MERODE
Rispondi a  Giulietta
11 Maggio 2026 9:11

Grazie Giulietta!! Non trovi appassionante queste donne incredibili che nel contesto dell’epoca in cui hanno vissuto si muovevano con grande libertà e intelligenza, sfidando spesso qualsiasi convenzione. Scoprendo Lady Morgan non ho resistito a spingere un pò di più la mia curiosità.