CULTURA – La strana storia del Kuruizawa

Lo sfogliare i cataloghi delle grandi aste: è un po’ come aprire un vecchio baule in cantina dove trovi le cose più strane, spesso oggetti a cui non avresti mai pensato. L’ultima cosa che ha colpito la mia fantasia in un recente catalogo di Christie’s, è stata la foto di due botti di whisky Karuizawa. un whisky giapponese amatissimo negli anni ’60 e poi scomparso nel nulla.
Spinto dalla curiosità, ho iniziato a cercare la sua storia. E quello che ho trovato è il racconto di una distilleria che non esiste più, ma che continua a far sognare gli appassionati come se fosse ancora lì, nascosta tra le montagne giapponesi.
Karuizawa è uno di quei nomi che, se ami il whisky, ti accende subito qualcosa dentro. Non è solo un’etichetta: è un mito. E la cosa sorprendente è che, quando era attiva, quasi nessuno le dava davvero attenzione.
La distilleria nasce nel 1955 ai piedi del Monte Asama, un vulcano attivo nella prefettura di Nagano. Il luogo è perfetto: aria fredda, altitudine, acqua filtrata dalla roccia vulcanica. La Mercian Corporation, che la fonda, punta tutto sulla qualità. Usa orzo Golden Promise importato dalla Scozia e botti di sherry spagnole. Il risultato? Whisky scuri, intensi, con quella nota di sherry che ti rimane sulle labbra e nella memoria.
Karuizawa è piccola, e rimane piccola. Quasi nessuno la conosce davvero. È lontana, appartata, invisibile. E quando negli anni ’80 e ’90 il mercato giapponese del whisky crolla, per lei non c’è scampo: nel 2000 la produzione si ferma, e nel 2012 gli edifici vengono demoliti. Fine della storia, almeno in apparenza.
Poi succede qualcosa di inatteso. Alcuni commercianti che avevano acquistato qualche botte quasi per scommessa iniziano a proporre quel whisky in locali alla moda di Tokyo. E lì, quasi per caso, viene riscoperto. Gli appassionati si accorgono della sua qualità straordinaria. Parte un entusiasmo immediato, ma il problema è semplice: ce n’è pochissimo. Le bottiglie diventano oggetti di culto, i prezzi salgono velocemente, e Karuizawa si trasforma in un mito: una distilleria minuscola, scomparsa troppo presto, che ha lasciato dietro di sé un grande tesoro.
E allora la domanda nasce spontanea: quanto varrebbe oggi una botte intera di Karuizawa? Nel catalogo di Christie’s, accanto alla foto, c’era solo un punto interrogativo. Nessun prezzo. E forse è giusto così, perché il valore è quasi impossibile da definire. Si dice che, oltre alle due botti apparse in asta, non ne esistano altre. Tutto il resto è stato imbottigliato.
Facile fare due conti, oggi una singola bottiglia di Karuizawa può costare tra i 10.000 e i 30.000 euro. Se pensiamo che una botte può riempire 250–500 bottiglie, il conto è presto fatto: una botte potrebbe valere tra i 3 e i 10 milioni di euro. Una cifra per poche tasche ma per veri intenditori.
Oggi esiste un nuovo progetto, la Karuizawa Whisky Co., che sta cercando di riportare la produzione nella zona. È un’iniziativa interessante, ma è un’altra storia. La Karuizawa originale, quella vera, è solo un ricordo che la rende unico: un whisky nato in un luogo, nascosto dal gusto perfetto, ma scomparso troppo velocemente, e forse diventato così ricercato proprio perché non c’è più?

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2 Commenti
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Gustavo
7 Aprile 2026 19:42

Carlo, per gli amanti di whisky il tuo articolo è un’ istigazione al peccato fino al paragrafo che parla di prezzi e lì finiscono tentazione e curiosità!

Filippo Gammarelli
3 Aprile 2026 18:24

Bella storia, che ricorda il film del 2012 di Ken Loach, dove da una rarissima botte di whisky,che andrà all’asta, verranno sottratti quattro litri da alcuni ragazzi “difficili” ad un prezzo altissimo.
Film splendido da vedere.