ROMA – La storia di Villa Ada

Articolo di Ranieri Ricci Lotteringi

Questo articolo è sotto forma di lettera (vera ma rimaneggiata) ad un amico (vero).

Caro Sandro,

ogni volta che si passeggia a Villa Ada, tra pini altissimi e vialetti un po’ selvatici, difficilmente si immagina che dietro quel nome così romano si nasconda anche un piccolo intreccio… con la tua famiglia. Infatti la storia di Villa Ada sfiora la tua storia familiare, come mi raccontò una volta la tua mamma.
Tutto comincia con una giovane americana dal nome elegante: Ada Hungerford. Era una ricca ereditiera statunitense, figlia del colonnello Daniel E. Hungerford, ufficiale del 36° reggimento di fanteria di New York durante la Guerra Civile americana. Non proprio un personaggio qualunque: nel 1891 gli venne dedicata persino una biografia, The Life of Colonel Daniel E. Hungerford. Insomma, Ada arrivava da una famiglia importante.
Nel 1879 Ada sposò a Roma il conte Giuseppe Tellfner. Pochi mesi dopo il matrimonio, Tellfener acquistò dall’allora re Umberto I quella che si chiamava ancora Villa Savoia. E la ribattezzò Villa Ada, proprio in onore della giovane moglie americana. Un gesto romantico? Un omaggio elegante? Forse entrambe le cose. Di certo, un atto che ha lasciato il segno nella geografia di Roma.
La storia della villa prese poi una piega degna di un romanzo finanziario ottocentesco: passaggi di proprietà, intestazione alla suocera, vendita alla Banca Romana — che, come è noto, fallì clamorosamente. Ma la parte più interessante, per te Sandro, arriva subito dopo.
Ada e Giuseppe ebbero una figlia, Edna Telfener. Edna sposò il conte Gino De Martino, tuo nonno. E dunque, attraverso questa linea familiare, il nome di Villa Ada non è soltanto una curiosità storica: è anche un tassello della tua genealogia. Non capita tutti i giorni di poter dire che un grande parco romano porta il nome di una propria antenata acquisita!
Nel primo Novecento la Famiglia Reale riacquistò la proprietà: Vittorio Emanuele III la riportò nel patrimonio dei Savoia, restituendole il nome di Villa Savoia. Poi arrivarono la fine della monarchia e le complesse questioni ereditarie: Vittorio Emanuele III morì in esilio pochi giorni prima dell’entrata in vigore della Costituzione, e la villa passò inizialmente per successione agli eredi. Successivi accordi con lo Stato e con il Comune portarono alla trasformazione di gran parte dell’area nell’attuale parco pubblico. Alcuni edifici rimasero agli eredi Savoia, mentre la residenza reale venne acquistata dall’Egitto, che vi stabilì la propria sede diplomatica.
Così, la prossima volta che attraverserai Villa Ada, caro Sandro, potrai farlo con un sorriso in più. Non solo come romano, ma come parte, sia pure per via matrimoniale, della storia che ha dato nome a uno dei parchi più belli della città.
Roma è piena di storie sorprendenti. Ma non tutte, va detto, hanno un ramo che porta dritto a casa tua.

Ranieri

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Federica Ricci del Riccio
5 Aprile 2026 18:32

Grazioso e poetico racconto. Sarebbe interessante capire perché casa Savoia compra, rivende, ricompra.

Rispondi a  Federica Ricci del Riccio
6 Aprile 2026 19:28

La tesi più accreditata sembra essere la seguente.
In passato, sotto Re Vittorio Emanuele II che acquistò la prima volta la proprietà dai Pallavicini nel 1872: non esisteva allora distinzione legale fra Patrimonio privato del sovrano e Patrimonio della Corona (beni destinati alla funzione istituzionale del re). Nel 1888 Umberto I vendette poi la proprietà – che prese da allora il nome di Villa Ada – al Conte Tellfner, alla cui morte Vittorio Emanuele III riacquista la villa nel 1904, ma come proprietà privata del re per evitare possibile statalizzazione (“bene demaniale”) a seguito di nuove norme che iniziavano ad entrare in vigore. Alla morte di Vittorio Emanuele III avvenuta tre giorni prima dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, lo stato repubblicano contesterà il lascito ereditario e verrà aperta una disputa legale chiusa poi con un accordo.
Perché Umberto I vendette la villa?
Nel contesto storico-finanziario degli anni ’80-’90 dell’Ottocento, la Corona aveva bisogno urgente di liquidità per gestire il riassetto delle proprietà immobiliari della Corona a seguito del trasferimento della capitale e vendette la villa.