Articolo di Isabella Confortini Hall
Malaparte. Morte come me.
di Rita Monaldi e Francesco Sorti
2016. Editore: Baldini&Castoldi
Non sono una grande appassionata di gialli, nel senso che non sono la mia prima scelta in libreria, ma questo libro donatomi da un amico mi ha coinvolto e convinto sin dalle prime pagine, complici certamente due fattori: la vicenda si svolge a Capri, isola amata che conosco bene e il periodo storico, i primi quaranta anni del secolo scorso, mi hanno sempre interessato.
Estate 1939, si avvicina l’entrata in guerra dell’Italia e a Capri, tra un party hollywoodiano a Marina Piccola e un aperitivo in Piazzetta, inizia la persecutoria opera degli agenti dell’Ovra nei confronti di Curzio Malaparte, che da par suo, non richiede presentazione alcuna. Egli viene accusato della morte di una giovane poetessa inglese, occorsa quattro anni prima sull’isola stessa, fatto al quale egli è totalmente estraneo.
La narrazione è scorrevole, musicale, assolutamente cinematografica: leggendo, tutti i sensi sono allertati: scorrono davanti agli occhi luoghi e strade conosciuti, si percepiscono profumi e rumori, ci si immerge in atmosfere di altri tempi, si corre, si ama, si conversa con Malaparte, Lui ci parla direttamente, ci invita nella sua casa ancora da finire, Casa come Me, una casa-scoglio, adagiata quasi sulle onde, tra i faraglioni e l’arco naturale (chi conosce Capri ne sarà rimasto certamente colpito).
I dialoghi tra i vari illustri personaggi che popolavano l’isola in quel periodo sono del tutto credibili, Mona Williams (lei e il suo alter ego in forma di Morte), Axel Munthe, Chantecler, Edwin Cerio, Edda e Galeazzo Ciano e Febo, il cane di Malaparte (sì,
anche lui parla…) e molti altri, certo non hanno mai detto ciò che è scritto ma avrebbero potuto. E poi l’escamotage della fascinosa signora nella clinica di Roma…
Ma ciò che più mi ha sorpreso è la minuziosa ricerca storiografica degli autori che, maneggiata con cura, appassiona più di un thriller, perché, ancora una volta, la realtà è sempre più stupefacente della dissimulazione.
Malaparte ci invita a cercare con lui il bandolo della matassa, (che fino alla fine nemmeno si intravedrà), e nel farlo, conversa, si scontra, fa l’amore con i protagonisti di quell’estate del ’39 quando tutti sapevano e fingevano di ignorare, o di non preoccuparsi, o artatamente fuorviavano certezze ed intuizioni.
Pensi di aver letto un romanzo storico ma quando confronti i fatti narrati, ti rendi conto che ciò che ti sembrav
a romanzato altro non era che la pura verità, e che la bravura degli Autori è stata quella di confondere anche te, Lettore. Pensavi di aver capito, di essere riuscito a separare con certezza l’illusione dalla realtà, perché quest’ultima ti sembrava paradossale e incredibile, e invece…
Notevole l’appendice bibliografica dei documenti sui quali si è basata la costruzione del libro, quasi un’altra storia parallela: Chapeau!

