LA LAMPADINA/SAGGI – La società aperta e i suoi amici. In memoria di Dario Antiseri

Questo articolo ci era stato inviato da Marco A. Patriarca, e già a suo tempo pubblicato su Agenda Geopolitica nel marzo del 2026. Ci piace ricordare ancora una volta Marco con uno dei suoi scritti, sempre colti e pregnanti.

Talvolta il pensiero politico esposto da alcuni autori interpreta le costituzioni e spesso ne travalica lo spirito dando loro una nuova visione anche del mondo politico. Era successo con la pubblicazione di Occidente (The West and the Rest) di Niall Ferguson (Mondadori 2011).
Nel 1973 il trentatreenne filosofo Dario Antiseri aveva convinto il prestigioso e piccolo editore Armando Armando a pubblicare La Società Aperta e i suoi Nemici di Karl Popper, un filosofo della scienza che aveva messo al centro del suo pensiero la consonanza tra il metodo della scienza e quello della politica. Il giovane Antiseri, era restato fulminato dalle argomentazioni di quel pensiero che ha ispirato non pochi suoi libri; come Le Ragioni della Libertà (Rubettino, 2016), La Ragione nella Politica (Armando, 2018).
L’uomo-scienziato di Popper infatti, nell’affrontare i problemi della conoscenza, è il più ardito di quanti ne siano stati mai proposti da un filosofo: parte dall’idea che le nostre conoscenze sono limitate nel mondo naturale e sociale nel quale le concatenazioni di fatti sono virtualmente infinite, l’essenza delle cose imprendibili e la realtà spesso incomprensibile. Pur volendo seguire la ragione, l’uomo di Popper non ha alcun motivo di seguire una strada piuttosto che un’altra, scegliere un modo di interpretare la realtà piuttosto che un altro, fintantoché egli non abbia un problema. Questo ragionare sulla realtà è ciò che differenzia l’uomo da tutte le altre forme biologicamente esistenti. Nella sua azione conoscitiva, per ampliare le sue conoscenze su un problema, l’uomo si trova ad avere ben poca assistenza, poiché egli sa, prima di tutto, che «la responsabilità delle nostre azioni pratiche è interamente nostra e non può essere fatta ricadere né su Dio, né sulla natura, né sulla Storia». Certamente egli ha un mondo di esperienze dietro di sé, che gradualmente ha cristallizzato nel tempo e nella forma di «conoscenze oggettive di pensiero»; ma egli deve sapere, come afferma Karl Popper, che tali conoscenze non sono tutta la conoscenza, sono limitate ed in continua mutazione; non poggiano su solida roccia ma sono interamente costruite, come è costruita tutta la nostra civiltà, su palafitte. Nel quadro politico e culturale italiano la pubblicazione delle idee di Popper in Italia, fu realmente un colpo di fulmine, almeno per tre ragioni. La prima, fu che la critica di tutte le filosofie oracolari, storicistiche e messianiche, per lo più derivanti da vari idealismi hegeliano e dal marxismo, rese inattaccabili con abili logiche argomentative costruite ad hoc, provenisse da un filosofo della scienza. La seconda, fu che quel docente sconosciuto, peraltro alieno dalla politica, fosse cattolico (autore della Invenzione Cristiana della laicità, 2017 Rubettino). La terza, fu che tutto l’impianto del pensiero politico di Popper, ripreso da Antiseri, sembrava restituire umiltà alla scienza così come alla politica, e fosse politicamente liberale. Ciò avveniva in un’Italia ideologicamente dominata dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Comunista dove le idee liberali erano da sempre avversate da ambedue, seppur per ragioni diverse.
Non vi è dubbio che in quegli anni il successo delle idee di Popper e del lavoro di Antiseri mutarono il clima politico diviso tra i succitati potentati ideologici. Forse per questo la rivista Mondoperaio diretta da Luciano Pellicani e la rivista Alleanza diretta da Beatrice Rangoni Machiavelli organizzarono nel Dicembre del 1979 al Palazzo delle Stelline di Milano un grande convegno Socialismo liberale e Liberismo sociale per discutere i grandi problemi dell’evoluzione del socialismo e di nuove prospettive liberali che venivano oscurate dalle politiche vigenti di cui invece è intrisa la Costituzione Italiana. Erano presenti nei due giorni del convegno novanta relatori fra i quali personalità come quelle di Norberto Bobbio, Giuliano Vassalli, e liberali come Nicola Matteucci, Valerio Zanone e Giuliano Urbani, oltre a repubblicani come Vittorio Frosini e Francesco Compagna (gli atti sono stati pubblicati dall’Editore Forni nel 1979).
È appena il caso di accennare che la pubblicazione di La società aperta e i suoi nemici aveva stravolto il concetto stesso di un socialismo scientifico e di possibili consociazioni catto-marxiste e aveva celebrato il funerale della Scuola di Francoforte di Theodor Adorno , Max Horkeimer e di Herbert Marcuse.
Come non ricordare però che mentre il comunismo in URSS stava crollando, il segretario del partito comunista più numeroso d’Europa Sergio Berlinguer, vagheggiava ancora un nuovo partito euro-comunista.
Per spiegare l’importanza della teoria popperiana dell’errore agli studenti, Dario Antiseri ricorreva ad un episodio esemplare riportato da Karl Popper: il colloquio fra il grande accademico di Francia, Paul Valery e Albert Einstein: “Durante gli anni intorno al 1905 – Einstein rievocava – ero assillato da mille problemi scientifici collegati fra loro che non mi davano tregua”. “Immagino prendesse nota di tutto e ne stesse scrivendo” ripose incuriosito Valery. “Non scrivevo proprio nulla – rispose Einstein – anzi scacciavo da me le idee a cui stavo lavorando, poiché erano tutte idee sbagliate; l’idea buona è cresciuta lentamente su un terreno concimato dalle mie idee cattive uccise”. Quel colloquio poteva denotare semplice buonsenso, invece si trattava di una vera e propria filosofia della conoscenza, una scuola di vita, come quella dell’esercizio di prova ed errore sperimentata dai suoi eroi: non solo Galileo Galilei, ma anche lo scienziato cattolico Blaise Pascal a Port Royal o come Soren Kierkegaard di cui apprezzava l’esistenzialismo spirituale e ammirava la famosa staffilata che inflisse a Georg Friederich Hegel: “con la dialettica hegeliana che storicizza il vero e il falso, la truffa entra nella filosofia”.
Da un punto di vista politico apparve singolare come per Popper, la funzione dello scienziato, esemplifichi quella del politico, del sociologo e come forgi lo spirito critico nell’argomentazione logica che dovrebbe sostenere la democrazia. “Le buone teorie se vengono formulate correttamente,- notava Antiseri- già contengono per così dire il loro passato, ma ciò che conferisce loro scientificità è la loro verificabilità nel futuro”.
Il fantomatico progressista dunque non deve essere soltanto qualcuno che desidera il bene della comunità e si batte per esso, ma un politico che formula concretamente un progetto complesso e ne accerta preventivamente la validità mediante controlli e ne riconosca la disfatta in caso di fallimento.
Dario Antiseri è stato un cattolico liberale, ma per nulla un liberal, denominazione importata dagli Stati Uniti per designare un partito politico.
Sul piano della religione infatti il suo mondo di riferimento è quello dell’umanesimo cristiano. Come ha affermato, nell’impossibile ricerca di Dio, l’unico strumento a cui possiamo affidarci non è la ragione illuministica o l’ontologia di San Tommaso, ma l’unica arma sulla quale possiamo fare affidamento: quella dello slancio vitale del nostro cuore, così come aveva scritto Blaise Pascal nel suo Les Pensées. Mentre era a Oxford, Antiseri si interessò intensamente al Catholic Oxford Movement (Lord Acton, Pusey, Keeble, Williams etc.), ignorato dalla Chiesa Romana, così come da quelle gianseniste di Port Royal e grandemente ammirato dall’ex presidente Cossiga. Sul piano economicistico apprezzava l’Illuminismo scozzese di Adam Smith e di Ferguson, così come le osservazioni sul socialismo di Ludwig von Mises e di Friedrich von Hayek.
Sul piano economicistico, la rievocazione delle idee di Karl Popper che Antiseri ha diffuso, contrariamente alle aspettative, ebbe un effetto rasserenante anche nella sinistra europea, soprattutto in Italia dove le idee di questo mite e sconosciuto filosofo umbro hanno sfidato con un certo successo i massimi campioni della lotta ideologica fra gli eterni veri e gli eterni falsi. Se i nemici della Società Aperta di cui parlava Popper sono stati nella massima parte battuti non lo sono certo quelli nuovi, forti di sistemi mediatici e tecnocrazie informatiche e risorse finanziarie illimitate. Oggi possiamo constatare che gli unici amici della Società Aperta si trovano in Europa, i cui governi prima o poi dovranno produrre le nuove condizioni per fare sopravvivere quanto di positivo ha creato la liberal-democrazia in Europa. Altrimenti, come nel quadro del Le Radeau de la Méduse di Géricaut, l’Europa si troverà su una zattera circondata da squali col mare in tempesta.
Il Convegno del 1979 invocava per l’Italia riforme, riforme e ancora riforme. Tuttavia, nel decennio successivo il PDF, Berlusconi, Prodi, la Ditta Beppe Grillo – Conti, Renzi e Giorgia Meloni, hanno tutti indistintamente deluso le aspettative riformiste conformi allo spirito della Liberal Democrazia Italiana iscritta nella nostra Costituzione.
La recente scomparsa di uno studioso della conoscenza in tutti i campi (compresa la scuola) un cattolico anomalo, un liberale integrale, così lontano dalla politica politicante, potrebbe essere un’occasione per un nuovo convegno, per riprendere i temi e i problemi di quello antico. Se ciò potesse avvenire la nostra presidente Giorgia Meloni che nel 1979 aveva 2 anni avrebbe occasione per rinvigorire le sue idee politiche sul futuro dell’Italia.

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